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Roma, 18 giu – Gli industriali tornano all’attacco del governo giallofucsia nel giorno del faccia a faccia agli Stati generali a Villa Pamphili. Fin da subito, contrapponendo fatti e cifre a cerimoniali e passerelle, il leader di Confindustria Carlo Bonomi inchioda il premier Giuseppe Conte alle sue responsabilità denunciando ritardi nelle procedure a sostegno della liquidità per le imprese e facendo presente che la cassa integrazione è stata anticipata dalle aziende. Pertanto chiede che lo Stato onori contratti e debiti con le imprese, e che non si nascondano “colpe ed errori degli ultimi 25 anni”. Nello specifico Bonomi chiede a gran voce che lo Stato rispetti una sentenza della Cassazione e restituisca 3,4 miliardi di accise energia “pagati impropriamente” dalle imprese e “trattenute dallo Stato nonostante la sentenza della Corte di Cassazione che ne impone la restituzione”.

“Misure economiche italiane più problematiche di quelle europee”

“La cassa integrazione è stata anticipata in vasta misura dalle imprese e così sarà per ulteriori 4 settimane”, e ci sono stati “gravi ritardi anche per le procedure annunciate a sostegno della liquidità”. Bonomi, lo scrive su Twitter dopo aver partecipato agli Stati generali: “Le misure economiche italiane si sono rivelate più problematiche di quelle europee“, sottolinea. “L’impegno contro una nuova dolorosa recessione può avere successo solo se non nascondiamo colpe ed errori commessi da tutti negli ultimi 25 anni”, riconosce il numero uno degli industriali.

“Ci sono 50 miliardi bloccati di debiti dello Stato”

“Confindustria non crede in uno Stato cattivo contrapposto al privato buono. Ciò che chiediamo è una democrazia moderna con istituzioni efficienti e funzionanti, cioè con una pubblica amministrazione “buona”, come già indicato e chiesto dal governatore di Bankitalia”, conclude Bonomi. Intanto però, ribadisce, “bisogna dare dei segnali immediati, prima di tutto pagare i debiti dello Stato verso le imprese private, ci sono circa 50 miliardi bloccati. Facciamo un decreto Liquidità quando in realtà – fa presente – basterebbe pagare i propri debiti o perlomeno consentire la compensazione tra crediti e debiti dello Stato”. “Sul fisco“, insiste il numero uno di Confindustria, “non possiamo operare restando in attesa per oltre 60 mesi in media della regolazione da parte dello Stato dei crediti Iva alle imprese, quando nei Paesi concorrenti europei avviene in meno di 6 mesi”.

Dal canto suo, il premier riconosce in qualche modo le colpe del governo “di eventuali carenze che si stanno dimostrando” sottolineando l’umiltà “di ammettere ritardi ed errori”. Ma non ci sta a dover pagare per tutti i governi precedenti. “Non possiamo essere chiamati a rispondere di carenze strutturali che il sistema Italia si porta dietro da circa 20 anni”, puntualizza. Poi Conte tenta di buttarla sull’ironia visto il clima pesante: “In questo progetto che avete davanti voi troverete anche una misura che il dottor Bonomi ci voleva ‘rubare'”. Il riferimento è al piano di transizione 4.0 e quello 4.0 plus. Il governo – assicura – vuole tendere una mano a Confindustria, al mondo delle imprese in generale, inaugurando una stagione di nuova collaborazione “ampia e costruttiva” perché l’esecutivo vuole una “risposta economica che sia all’altezza della sfida, e che possa sventare ogni minaccia di ripiegamenti autarchici”, scandisce. Dopo di che il premier rimanda tutto alla settimana prossima, con la versione finale del piano di rilancio. Ancora una volta, dunque, Conte si difende dietro tanta fuffa e annunci roboanti. Come se Confindustria non avesse fatto delle richieste ben precise, battendo cassa.

Allarme Ance: “Altre 60mila imprese e 300mila lavoratori a rischio nei prossimi mesi”

Agli attacchi di Confindustria si uniscono quelli dell’Ance, l’associazione dei costruttori edili: “Il nostro settore è in crisi da 12 anni. Siamo l’unico settore che ancora non è uscito dalla crisi del 2008: perché? Questo arresto della produzione dovuto al lockdown rischia di dare la mazzata finale alle nostre imprese”. Il presidente dell’Ance Gabriele Buia lancia l’allarme da Villa Pamphili: “Altre 60mila imprese del settore e 300mila lavoratori a rischio nei prossimi mesi (oltre alle 130.000 già perse in 10 anni di crisi)“, ha detto Buia, sottolineando che “per farlo bisogna aver la forza di dire basta!”. “Basta a 16 anni per realizzare un’opera pubblica strategica e ai 4-5 per per le più semplici opere di manutenzione“. In tal senso l’Anche chiede di “snellire il codice degli appalti”: “Vogliamo regole semplici”.

Adolfo Spezzaferro

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