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Londra, 14 lug – I rigori tra Italia e Inghilterra hanno scatenato una valanga d’odio contro i giocatori inglesi che li hanno sbagliati. Ordinaria amministrazione. C’è solo un dettaglio, però, che dovrebbe far rivolgere la rabbia contro l’allenatore Gareth Southgate piuttosto che contro i calciatori da lui allenati: ha ammesso lui stesso che i rigoristi sarebbero stati scelti da un algoritmo.



Italia-Inghilterra, rigoristi scelti dall’algoritmo

Lo scoop è del quotidiano inglese El Pais: dietro la scelta dei rigoristi e della sequenza con la quale sarebbero andati a calciare ci sarebbero le analisi dei Big data. Insomma, a scelta è ricaduta su Rashford, Sancho e Saka (che non aveva calciato un rigore prima) non per scelta del coach Southgate, ma di un algoritmo.

“In Nations League aveva funzionato”

Per  big data si intendono i dati statistici, e a quanto emerge il ct inglese avrebbe usato un impersonale software per scegliere i rigoristi in un momento delicato come quello della finale europea. C’è da dire che Southgate da subito si è preso le colpe: “Ho deciso i rigoristi in base a ciò che avevamo studiato” ha detto “a Russia 2018 e in Nations League aveva funzionato”. Per El Pais, persino l’ordine dei tiratori (Kane, Maguire, Rashford, Sancho e Saka) è stato suggerito dagli analisti “big data” della federazione inglese. Nel 2019 in una conferenza organizzata da Google Cloud, sponsor della federazione, dichiarava così Southgate: “Abbiamo analizzato migliaia di tiri e abbiamo cambiato la nostra cultura. Storicamente la Federazione inglese viene vista come un gruppo di vecchi in giacca e cravatta, scollegati dal resto della società. Ci siamo dovuti modernizzare“.

Boninsegna: “Solo l’allenatore può capire”

Intervistato dal Corsera, Roberto Boninsegna non può nascondere tutto il suo scetticismo: “C’è una gran bella differenza fra calciare un rigore in una finale di Europeo o alla seconda giornata di campionato o in un preliminare di Europa League, solo l’allenatore può capire chi è giusto mandare sul dischetto e a volte nemmeno lui”. Insomma, almeno per quanto riguarda il calcio, i “robot” non ci hanno (ancora) soppiantati.

Ilaria Paoletti



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