Roma, 23 nov – L’Ue mette di nuovo l’Italia sotto osservazione, tanto per cambiare. E lamenta i rischi soliti, quelli del debito eccessivo, che estende ad altri otto Paesi colpevoli, forse, di attuare “politiche troppo espansive”.

Ue, il cappio al collo dell’Italia

Secondo quando riporta Tgcom24, l’Italia è “tornata” sotto l’osservazione di Bruxelles e soci. Il virgolettato non è solo citazionistico ma anche giocoforza ironico, visto che si chiede quando questa osservazione si sia mai interrotta. La Commissione proprio non ci sta a non rilevare criticità nelle attività macroeconomiche del nostro esecutivo, come viene segnalato nel cosiddetto “meccanismo di allerta” che ritiene il Paese tra i dieci da monitorare per “eccessivi squilibri”: “Rimangono invariati i timori legati all’elevato rapporto debito pubblico/Pil”, il che porterà a una revisione approfondita (in-depth reviews) per valutare l’evoluzione della situazione. La (magra per non dire inutile) consolazione è che non siamo soli: sono altri 17 gli Stati membri che verranno tenuti sott’occhio.  Tra quelli già esaminati ci sarebbero Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. Ai quali adesso si stanno aggiungendo Repubblica Ceca, i tre Paesi baltici, Ungheria, Lussemburgo e Slovacchia.

“Timori elevati al rapporto debito pubblico/Pil”

La Commissione sottolinea che “in Italia rimangono invariati i timori legati all’elevato rapporto debito pubblico/Pil“, con un indebitamento “rimane elevato”. Questo perché nonostante sia sceso al 150,3% del Pil nel 2021, “dovrebbe rimanere ben al di sopra del livello del 2019”. Quanto al deficit, al 7,2%, “si prevede che continuerà a ridursi. Ma i differenziali dei rendimenti si sono discostati “notevolmente” dalla media dell’Eurozona aumentando i costi di finanziamento. I rischi per la sostenibilità fiscale sono elevati nel medio termine”.

“Rischio politiche troppo espansive”

Con crisi economiche che durano da decenni, acutizzatesi negli ultimi devastanti anni, tra Covid, guerra e aumento di beni di prima necessità, aziende e lavoratori alla canna del gas, la Commissione Ue si preoccupa di non espandere troppo la politica economica. Come da tradizione, peraltro. Si preoccupa che Italia, Grecia, Spagna e Portogallo non spendano troppo, perché non sia mai, si rischierebbe la debacle, giammai provare a rilanciare occupazione, salari e imprese. Per carità, qui dobbiamo stare attenti ai percentili, in un rapporto di ricatto subito, quello coi mercati, che deve sempre essere ricordato. Il governo Meloni ha messo a disposizione le briciole nella manovra economica: forse un po’ meno briciole del governo Draghi, con un tentativo abbastanza complicato di concentrarli sulle classi medie e deboli. Qualcosa che, non giriamoci intorno, sarebbe complicato per chiunque. Ma in ogni caso briciole, per un rapporto deficit pil che dovrebbe aggirarsi sul 4,5%, rispetto ai miserrimi e distruttivi parametri di Maastricht, quelli dell’impoverimento costante, a cui siamo abituati da sempre. La domanda è sempre la stessa: ma come si può provare a rilanciare l’economia, ad affrontare una crisi di queste proporzioni, con il bilancino di Bruxelles sempre davanti agli occhi? Ai posteri l’ardua sentenza, come si suol dire.

Stelio Fergola

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