Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 29 mag –  Il destino dei 1.800 lavoratori di Mercatone Uno è nelle mani del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Come sappiamo, sabato scorso, i negozi del gigante della grande distribuzione sono rimasti chiusi. Infatti la Shernon Holding, ovvero la società che gestiva gli ipermercati del gruppo è fallita. Domani sarà, dunque, una giornata cruciale. Vediamo perché.

Gli scenari possibili e il ruolo del Mise

Lunedì scorso Di Maio ha fatto sapere che su Mercatone Uno si terrà un tavolo al Mise il 30 maggio “con creditori e fornitori e l’obiettivo minimo da attuare subito è la Cigs per i lavoratori”. C’è da dire che la questione è molto complessa. Ci sono una serie di passaggi tecnici che non possiamo ignorare.

Il prossimo incontro, infatti, servirà anche a consultare i fornitori e i creditori della società dichiarata fallita dal Tribunale di Milano con circa 90 milioni di debiti accumulati in 9 mesi. Il problema, infatti, non sono solo i dipendenti ma anche un indotto di 500 aziende creditrici per circa 250 milioni di euro non riscossi. Per non parlare dei singoli consumatori, fra cui tantissime famiglie che rischiano di non ricevere più i mobili che hanno già pagato. Per tutelarle, le associazioni dei consumatori chiedono al governo misure ad hoc.

Lo stesso vicepremier ha aggiunto che: “Il tribunale di Bologna deve autorizzare la procedura di amministrazione straordinaria e riprendere l’esercizio provvisorio prima possibile. Così da consentire il ricorso agli ammortizzatori sociali”. Poi partirà “la fase di reindustrializzazione per dare un futuro certo ai lavoratori – ha concluso il ministro – Ce la metteremo tutta lavorando collegialmente con le parti sociali e le Regioni”. Il Mise, dunque, avrà l’arduo compito di reperire le risorse necessarie per supportare il reddito di chi è rimasto senza lavoro e nel contempo dovrà trovare un’acquirente affidabile che possa risollevare le sorti dell’azienda romagnola. Fin qui le parole del governo, ma ovviamente la crisi di Mercatone Uno ha messo in allerta i sindacati.

Le critiche e le proposte dei sindacati

Duro l’intervento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: “Quello che è avvenuto è uno schiaffo anche al Governo e al ministero dello Sviluppo Economico”. Per Landini l’azienda si è presa gioco di tutti fingendo di presentare piani industriali che non sono mai arrivati. “Questo – ha detto riferendosi alla vicenda di Mercatone Uno – non è accettabile: qui c’è un problema non solo di tutela dei lavoratori, ma anche della loro dignità e anche di tutela della dignità delle Istituzioni di questo Paese”.

Guardando più alle questioni specifiche, è utile capire come verrà utilizzata la Cigs. Su questo il segretario dell’Ugl terziario Luca Malcotti mette dei paletti: “Abbiamo chiesto, insieme alle altre organizzazioni sindacali, che la cassa integrazione venga concessa utilizzando gli orari precedenti all’acquisizione da parte di Shernon, per evitare ulteriori penalizzazioni dei redditi dei lavoratori”. Insomma, bisogna evitare che la condotta a dir poco discutibile della precedente gestione ricada in maniera pesante sulle maestranze.  Malcotti, inoltre ha chiesto “se la società Shernon abbia rispettato gli impegni finanziari presi con i Commissari e se la vigilanza sia stata effettuata in maniera efficace, nonché un intervento per garantire che i punti vendita non rimangano chiusi a lungo per evitare la perdita di valore dell’azienda stessa”. Ed è proprio da qui che bisogna ripartire per evitare di compiere gli stessi errori del passato.

Il pericoloso precedente: l’acquisizione da parte di Shernon Holding

Facciamo una piccola premessa: il Mise non può operare come un’agenzia matrimoniale. Se un’azienda fallisce il dicastero di via Veneto non deve limitarsi a trovare un partner ma ha il compito di vigilare sul comportamento del nuovo acquirente. Il caso di Mercatone Uno lo dimostra. La società di Imola entra in crisi nel 2015 quando fa domanda di concordato preventivo al Tribunale di Bologna. Seguono tre anni di amministrazione straordinaria fino ad arrivare alla cessione di ben 55 punti vendita a Shernon Holding (controllata all’epoca da una società maltese). Quest’ultima guidata da Valdero Rigoni che prometteva 25 milioni di investimenti e il raddoppio dei ricavi, ma secondo i sindacati già a fine anno la merce scarseggiava per problemi di liquidità.

A dare il via libera a quell’operazione fu il predecessore di Di Maio: Carlo Calenda (come ha fatto notare il giornalista Franco Bechis). Per questo negli ultimi giorni si è scatenata una guerra a colpi di tweet tra l’ex ministro e i pentastellati. Giustamente gli esponenti del Movimento 5 Stelle fanno notare la pessima scelta compiuta dal politico del Pd. Quest’ultimo si difende dicendo che l’alternativa era la chiusura e affermando che chi è venuto dopo doveva tenere sotto controllo la situazione. Sembrerà strano, ma hanno entrambi hanno ragione. Calenda ha puntato sul cavallo sbagliato e l’attuale governo non ha vigilato abbastanza.  Domani si riparte da zero, come nel gioco dell’oca, sperando che quanto è avvenuto serva da lezione.

Salvatore Recupero

2 Commenti

Commenta