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Roma, 28 mar – Arriva il primo via libera della Camera alla cosiddetta mini naja, un servizio militare su base volontaria di sei mesi per i giovani fra i 18 e 22 anni, distribuiti tra caserma e studio.

Il progetto di legge presentato dalla Lega passerà ora in Senato. Secondo la proposta del Carroccio per circa 180 giorni i ragazzi parteciperanno a corsi di “e-learning, permanenza in caserme e strutture formative delle Forze armate ma anche studio dei valori della cittadinanza e della difesa della Patria e della conoscenza delle principali minacce alla sicurezza interna e internazionale”. Previsto anche lo studio dell’architettura istituzionale preposta alla cyber security, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’ambito delle Forze armate.

Il progetto di legge è stato bocciato solamente da LeU, ed ora approderà al Senato, dove non sembrerebbero essere previsti ostacoli insormontabili.

Ecco come funziona

Vediamo come funziona: la mini naja non avrà nulla a che vedere con il vecchio servizio militare obbligatorio, in quanto sarà su base volontaria. Inoltre, viene specificato che il progetto è rivolto a quei giovani che “non abbiano tenuto nei confronti delle Istituzioni politiche dello Stato comportamenti che non diano garanzia di assoluta fedeltà alla Costituzione ed alle esigenze della sicurezza nazionale”.

Durante i sei mesi di mini leva, i partecipanti non riceveranno alcuna retribuzione ma otterranno dei crediti universitari (12 per l’esattezza), e dei “titoli per la valutazione ad ufficiale di complemento”.

Studenti di sinistra: “Così si torna indietro, inaccettabile”

“Si tona indietro nel tempo, è inaccettabile”. La Rete della Conoscenza, insieme a Unione degli Studenti e Link Coordinamento universitario, in un fiorire di stelle rosse e una certa attitudine all’imboscarsi (anche a scuola) chiedono “il blocco immediato” della riforma. “Le forze politiche vogliono tornare indietro nel tempo, formare all’interno dell’Esercito è inaccettabile“, ha dichiarato Giacomo Cossu, coordinatore nazionale di Rete della Conoscenza, sottolineando: “Vogliamo studiare dentro scuole e università pubbliche, non nelle basi militari.

Ludovica Colli

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3 Commenti

  1. per me è un’ottima cosa,
    ma io lo metterei obbligatorio,altro che…

    nota di biasimo per i sifilitici,che sono sempre pronti a remare contro il paese.

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