Roma, 12 apr – Il commissario Ue agli Affari monetari Pierre Moscovici (tanto per cambiare) torna all’attacco dell’Italia: il rispetto delle regole su deficit e debito – dice – è una questione di credibilità. Parlando a margine dei lavori del Fondo monetario internazionale a Washington, Moscovici ha detto che “l’Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione se non di recessione. E la situazione italiana è fonte di incertezza per tutta l’Eurozona. Per il commissario, quindi, la ricetta è sempre quella: “Servono riforme strutturali vere e credibili e misure per la crescita. Il debito deve calare”. Moscovici ha aggiunto che la Commissione prenderà le sue decisioni sull’Italia sulla base delle proprie valutazioni.

Ue: “Rallentamento colpa del governo”

Sulla stessa linea ostile anche il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, secondo il quale se l’Italia ha subito il rallentamento più marcato tra tutti i Paesi Ue la responsabilità va attribuita al governo, che ha deciso di inserire un aumento del deficit nella legge di bilancio del 2019, ignorando “tutti i consigli dati”. E quando l’esecutivo gialloverde ha corretto al ribasso gli obiettivi – spiega – “i danni all’economia ormai erano stati fatti”.

Bankitalia: “Quota 100 e Rdc non aiutano la produttività”

Allarmismo sul debito è arrivato ieri anche dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha sottolineato i limiti di Quota 100 e reddito di cittadinanza, le misure cardine del governo Lega-M5S. Intervenuto a Washington al Council on foreign relations, Visco ha affermato che le due misure “aiutano la domanda aggregata, ma potrebbero non aiutare la produttività” bassa.

Fmi: “Vogliamo vedere misure concrete”

Sempre da Washington, il direttore generale del Fmi Christine Lagarde ha invitato l’Italia a proseguire il processo di riduzione dei crediti in sofferenza, giudicato comunque “rassicurante”. “Sotto la guida della Bce, il volume dei crediti in sofferenza è diminuito. C’è ancora lavoro da fare, ma il percorso è partito e c’è stato un reale declino, necessario per rafforzare il sistema bancario”. Sulla manovra economica e di bilancio, invece, la Lagarde ha affermato: “Abbiamo letto le dichiarazioni. Apprezziamo le intenzioni. Ciò che davvero serve sono misure chiare, misurabili e credibili, in grado di realizzare le intenzioni del governo. Vorremmo vedere misure concrete per poterle valutare rispetto alle intenzioni”.

Tria: “Il Def supererà l’esame anche stavolta”

A Washington è arrivato anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ieri ha incontrato in un bilaterale il ministro del Tesoro Usa, Steven Mnuchin. A dare il benvenuto – si fa per dire – al titolare del Mef c’è il taglio allo 0,1% delle previsioni di crescita del Pil italiano per il 2019, contenuto nell’Outlook del Fmi. Un punto decimale in meno rispetto alle stime contenute nel Documento di economia e finanza. Tria si è detto fiducioso che il Def supererà la verifica della Commissione europea sul nodo del debito pubblico. “Ho buoni motivi per credere che, grazie agli ultimi provvedimenti, alle proiezioni contenute nel Def e all’aggiustamento del deficit strutturale, l’esame sarà superato anche questa volta”, ha spiegato in un’intervista al Messaggero. Tria ha anche sottolineato l’importanza della discesa dello spread sotto la soglia dei 240 punti: “Poi magari risalirà, però è la prima volta da mesi che lo spread rompe quota 240”. “I mercati hanno capito che stiamo facendo un buon lavoro, non canto vittoria perché la salita è lunga ma il sentiero è quello giusto”, ha affermato. Infine, il titolare del Tesoro ha assicurato che il taglio dell’Irpef si farà, perché “è un atto di giustizia necessario, soprattutto per i ceti medi che per anni hanno subito gli effetti dannosi di un fiscal drag (prelievo fiscale crescente, ndr), in particolare negli anni di alta inflazione, da tutti contestato ma che nessuno ha mai provveduto ad attenuare”. “Quindi”, ha conclusoTria, “sicuramente interverremo, il come lo vedremo in autunno”.

Adolfo Spezzaferro

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