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Roma, 26 lug – Era davvero difficile beccare tanti tabù in una frase sola. Ovvio, quindi, che si scatenasse la bufera attorno a Patrizia Prestipino, membro della direzione nazionale del Pd, che in un’intervista ha detto: “Se uno vuole continuare la nostra razza, se vogliamo dirla così, è chiaro che in Italia bisogna iniziare a dare un sostegno concreto alle mamme e alle famiglie. Altrimenti si rischia l’estinzione tra un po’ in Italia”. Poi si è ovviamente scusata (con chi?), ma ormai la frittata era fatta.

Troppo forte l’impatto di quel termine, “razza”, sulla bocca di un politico di sinistra. Troppo forte sulla bocca di chiunque, in realtà. La razza, come ci spiegano in continuazione, “non esiste”. In realtà essa sembra esistere per le star di Hollywood che contestano la scarsa presenza di neri nelle nomination (come se ne sarebbero accorti, altrimenti?) o per i gestori di quel campo antirazzista in Francia il cui ingresso era vietato ai bianchi. Insomma, quando questi ultimi sono troppi o sono sgraditi, la razza sembra un dato immediato, evidente, quando invece se ne parla per tutelarli, allora sparisce, diventa inafferrabile, inesistente. La solita schizofrenia. Ma siamo sicuri che la frase della Prestipino abbia indignato le anime belle solo per la presenza della parola “razza”?

Sarebbe cambiato qualcosa se, per esempio, l’esponente del Pd avesse detto: “Se uno vuole continuare il nostro popolo è chiaro che in Italia bisogna iniziare a dare un sostegno concreto alle mamme. Altrimenti si rischia l’estinzione tra un po’ in Italia”? Ovviamente no. E allora finiamola con l’ipocrisia di aver ammiccato, per puro lapsus, a un gergo “razzista”: non è questa, la pietra dello scandalo, bensì l’idea stessa di voler perpetuare l’esistenza del nostro popolo. L’obiezione mossa alla nostra estinzione, alla sostituzione di popolo, ecco cosa crea scandalo. Il solo fatto di aver potuto pensare che noi meritiamo di vivere, di autoperpetuarci come popolo, questo è intollerabile. Non solo: il fatto di pensare che tutto ciò debba avvenire attraverso il sostegno alle mamme rende la frase doppiamente indigesta. La maternità: questa potenzialità inscritta nel corpo della donna che la rende, “discriminatoriamente”, diversa dall’uomo e che quindi va cancellata, rimossa, esorcizzata. L’Occidente non vuole né popoli né madri, solo unioni sterili, popoli sterili, idee sterili.

Adriano Scianca

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