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Per i “restiamo umani”, i migranti morti in realtà sono solo un numeretto

by Francesca Totolo
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francesca totolo dama sovranista

Nel marzo 2019, Luigi Marattin, parlamentare del Partito Democratico, si lasciò sfuggire una locuzione alquanto infelice in merito agli italiani in condizione di fragilità economica, “stock di poveri”. Perfino Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita, intervenne redarguendo il deputato.

Sulla stessa rotta, sono i proclami dell’umanitarismo 2.0 che da qualche tempo pontificano sull’aumento dell’incidenza dei migranti morti rispetto alle partenze dalle coste libiche, come se le morti di esseri umani valessero in valore percentuale, e non in valore assoluto. Ovvero “stock” da dare in pasto alla propaganda immigrazionista.

Nell’intervista telefonica rilasciata a SkyTG24 riguardante il tragico naufragio del 25 luglio davanti alle coste libiche, Carlotta Sami, portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), affermava: “È un anno che il tasso di mortalità fra coloro che hanno intrapreso la traversata del Mediterraneo è aumentato in modo estremamente preoccupante”, lasciando altresì intendere che le morti siano aumentate.

Se il tasso (percentuale delle morti sulle partenze) nel Mediterraneo centrale è effettivamente aumentato (2,5% nel 2016, 2,6% nel 2017, 3,2% nel 2018, 4,6% nel 2019 ad oggi), dovrebbe essere rinfrancante che le morti in termini assoluti siano notevolmente diminuite (4.581 nel 2016, 2.853 nel 2017, 1.314 nel 2018, 426 nel 2019 ad oggi).

Quindi Nazioni Unite e organizzazioni non governative dovrebbero elogiare le misure varate dal governo italiano in merito alla lotta all’immigrazione clandestina, che ha evitato che migliaia di migranti si imbarcassero sui barconi della morte, mettendo in pericolo le loro vite. Se tutto fosse rimasto come nel 2016, ovvero aperture dei porti italiani alle navi private umanitarie e a quelle militari della flotta europea di Operazione Sophia, le morti ad oggi potrebbero essere sei volte superiori.

Del resto, questo lo avevamo già documentato nell’articolo “Ecco perché fermare la rotta migratoria verso l’Europa è l’unica vera soluzione umanitaria: il caso Australia, che documentava come il Sovereign Borders australiano avesse sostanzialmente azzerato le morti in mare.

Invece nessun plauso degli umanitari per il governo italiano e per il ministro Matteo Salvini. Anzi invettive e dure accuse di disumanità.

Nel proseguo dell’intervista, Carlotta Sami, quindi Unhcr, esorta l’Europa a ristabilire un sistema strutturato di ricerca, salvataggio e sbarco, come già “è stato positivamente riconosciuto alla conferenza di Parigi dagli Stati europei che hanno partecipato (per ovvie ragioni l’Italia era assente)”. In ultimo, la Sami accusa apertamente il nostro Paese, con un chiaro endorsement in favore delle Ong: “Finiscano le azioni di criminalizzazione e penalizzazione delle organizzazioni non governative che hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo vitale”.

Un ruolo talmente “vitale” che proprio durante la loro presenza al completo a 12 miglia nautiche dalle coste libiche nel 2016, le morti di migranti hanno toccato il valore più alto, 4.581. E lo stesso sarebbe stato nel 2017, se nel mese di luglio l’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti, non avesse firmato l’accordo con la Libia e non avesse varato il Codice di Condotta delle Ong.

In questo modo, l’umanitarismo 2.0 sta chiaramente favorendo la “strategia della morte” dei trafficanti di esseri umani, che vedendo diminuire il business della tratta a causa della chiusura dei porti italiani, mettono in mare barconi stipati di migranti, con il chiaro intento di mandarli a morte certa. Da sempre, i morti sono l’arma della propaganda dei “restiamo umani”. I due più tragici naufragi, quello del 3 ottobre 2013 e quello del 18 aprile 2015, sono stati i fattori stimolanti che hanno poi decretato il lancio di Mare Nostrum e Operazione Sophia (“La morte come strumento immigrazionista”, Primato Nazionale, marzo 2019).

Concludiamo con una domanda che rivolgiamo a Carlotta Sami e Unhcr: se dalle coste libiche partissero un milione di migranti e durante la rotta morissero 10.000 persone, il tasso di mortalità si attesterebbe all’1 per cento. Sarebbe quindi per loro preferibile?

Pensate che tragedia per le “anime belle”, se un unico migrante partisse dalla Libia e non riuscisse ad arrivare sano e salvo in Italia: tasso di mortalità del 100 per cento.

Francesca Totolo

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3 comments

Renata 29 Luglio 2019 - 3:55

Perfettamente daccordo con la signora Totolo. In effetti gli scafisti metteno in mare le persone per ricattarci perché vogliono che riapriamo i porti così loro riempiono noi di moretti e le loro tasche di soldi

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Paolof 29 Luglio 2019 - 5:17

Ineccepibile articolo, complimenti.

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gattogrigio 30 Luglio 2019 - 12:53

Condivido pienamente. E un discorso fatto anche da me decine di volte (in particolare l’esempio dell’ultima frase; “100% di mortalità con un morto? Meglio attestarsi su un più tranquillizzante numero di 5000!”).
Notoriamente non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, cieco di chi non vuol vedere, stupido di chi non vuol pensare……………
Cordiali saluti

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