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Roma, 23 feb – “Perché a pranzo sì e a cena no?“: prende piede la posizione di Matteo Salvini, che ha chiesto al premier Mario Draghi di riaprire i ristoranti anche la sera. La condivisione è bipartisan, dal presidente della Conferenza delle regioni Stefano Bonaccini fino ad arrivare al ministro per le Politiche agricole Stefano Patuanelli, che si affretta ad annunciare che sta lavorando alle riaperture serali di concerto con il Comitato tecnico-scientifico. Insomma, forse è la volta buona per i ristoratori (e per i cittadini che vorrebbero andarsi a fare una pizza). Anche perché, come sottolinea il governatore lombardo Attilio Fontana: “Meglio in quattro a un tavolo di ristorante, in rispetto delle norme, che in 24 a tavola in casa con nessuno che li controlla“.

Patuanelli: “Stiamo lavorando con il Cts per riaprire i ristoranti anche di sera”

“Attraverso il Comitato tecnico scientifico del ministero della Salute stiamo lavorando al protocollo per consentire alla ristorazione la ripartenza serale”, dice il grillino Patuanelli. L’impatto della pandemia sulla ristorazione “è un tema che conosco bene. Il Fondo pensato a inizio anno è stato utile, ma ora dobbiamo avere la forza di garantire alle persone di poter tornare al ristorante. Anche perché ci sono comparti fornitori, come quello del vino, in grande sofferenza”, fa presente il ministro intervenendo al Consiglio nazionale della Coldiretti.

Bonaccini: “Proposta di Salvini è ragionevole”

La proposta del leader della Lega di tenere i ristoranti aperti anche a cena piace anche a Bonaccini. “E’ ragionevole“, dice il governatore dem dell’Emilia-Romagna, specificando che questo potrebbe valere “laddove nel territorio non si hanno troppi rischi di contagio“. Per questa ragione “dove le cose vanno in maniera migliore si può ragionare, con controlli più serrati, dove ci sono meno rischi”, con l’obiettivo “di dare ossigeno a qualche attività“.

Salvini incontra Draghi: “Abbiamo parlato di riaperture”

Dal canto suo, Salvini dopo un incontro con il premier a Palazzo Chigi conferma che la questione è sul tavolo del governo. “Abbiamo parlato di riaperture. Sarebbe banale parlare di sottosegretari“. Sulle intenzioni di Draghi, il leader della Lega è ottimista: “Penso ci sia voglia di cambiamento anche da questo punto di vista. Attenzione, cautela se le terapie intensive sono occupate, non si scherza con la salute delle persone, ma alcune norme di buon senso, come i ristoranti. Se non c’è rischio a pranzo non c’è neanche a cena. E poi per le realtà iper controllate come teatri e palestre”.

Fontana: “Meglio dare un po’ di libertà controllata che regole rigide violate senza che nessuno intervenga”

Anche il governatore lombardo pone l’attenzione sulle riaperture in sicurezza. “Molto meglio quattro persone che cenano al ristorante sedute a un tavolo distanziate, che gli assembramenti che abbiamo visto domenica davanti allo stadio di San Siro o la sera fuori dai bar. La gente comincia ad essere esasperata. E poi finisce che magari a tavola a casa si trovano in ventiquattro. Meglio dare un po’ di libertà controllata che regole rigide che vengono violate senza che nessuno intervenga“, sottolinea Fontana.

L’allarme di Coldiretti: “Nei ristoranti vino e cibo invenduti per 1,5 miliardi”

Il settore della ristorazione è in ginocchio, non bisogna perdere altro tempo dunque. Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi travolge a valanga interi settori dell’agroalimentare made in Italy, avverte Coldiretti. Stiamo parlando di vino e cibi invenduti per un valore stimato in 1,5 miliardi dall’inizio della pandemia. E’ il primo bilancio della Coldiretti sull’impatto delle restrizioni imposte per contrastare il coronavirus. “Nell’attività di ristorazione – rileva la Coldiretti – sono coinvolti circa 360 mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi. Ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70 mila industrie alimentari e 740 mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro“, precisa l’associazione degli imprenditori agricoli. “Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che vale 538 miliardi pari al 25% del Pil nazionale”, conclude la Coldiretti.

Adolfo Spezzaferro

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