Roma, 29 set – Il 2021 sarà l’anno della ripresa anche delle morti sul lavoro. I 7 casi nell’arco delle ultime 48 ore portano il totale a sfiorare quota 700. Se fosse confermata questa macabra tendenza, chiuderemo i 12 mesi in sensibile aumento rispetto al 2020, quando se ne registrarono 799. Tornando così ai numeri del pre-pandemia, con all’incirca un migliaio di decessi l’anno.



Morti sul lavoro evitabili

Parliamo di morti sul lavoro che sarebbero in buona parte evitabili in presenza di controlli che impongano l’adozione di misure di sicurezza o il loro ripristino qualora siano state manomesse o, peggio, omesse del tutto. Come nel caso di Luana D’Orazio, l’operaia di Prato stritolata in un orditoio dal quale era stata rimossa una grata protettiva.

Insomma, escludendo le tragiche fatalità, molti dei decessi che avvengono sul posto di lavoro sono direttamente imputabili alla mancata prevenzione. Ma chi dovrebbe svolgere i controlli? Sono numerosi gli enti deputati allo scopo, tra cui principalmente (anche se non solo) gli ispettorati che fanno capo al ministero del Lavoro, all’Inps e all’Inail. Tutti, in ogni caso, accomunati da un dettaglio: sono drammaticamente a corto di personale.

La cronica mancanza di ispettori

Limitatamente ai primi due enti, ad esempio, dal 2010 al 2020 hanno lasciato sul campo 1500 ispettori, passando da 5500 a 4000. Un calo del 30% che rende sempre più difficoltoso operare i controlli che potrebbero contribuire a ridurre il numero dei morti sul lavoro. Ma come possono fare, se in un alcune provincie enti come l’Inail non sono solo sotto organico, ma non dispongono – accade ad Asti – nemmeno di un ispettore deputato a svolgere le attività in oggetto? Il caso piemontese è all’estremo di un’ampia pletora di situazioni di difficoltà. Pensiamo ad esempio a Modena, seconda provincia in Italia per incidenza di infortuni in rapporto agli occupati, dove l’organico del locale ispettorato del lavoro “è sottodimensionato almeno del 30%, per effetto di mancate assunzioni, anche sul fronte amministrativo”, denunciava lo scorso maggio Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia centrale.

Certo si parla anche della necessità di rendere più efficiente la loro funzione, evitando inutili duplicazioni e adottando le migliori procedure. Il punto, però, rimane: hai voglia ad efficientare se poi devi comunque fare i conti con la mancanza del personale necessario ad assicurare l’operatività minima. Un problema comune a tutta la pubblica amministrazione, alla quale nonostante la vulgata (l’Italia è in fondo alle classifiche europee per numero di statali sul totale della popolazione) mancano centinaia di migliaia di dipendenti. E’ l’onda lunga dell’austerità e delle cure dimagranti al settore pubblico che ha portato a questo risultato. Morti sul lavoro compresi.

Filippo Burla

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