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Roma, 23 nov – Fuga in avanti del vicepremier Luigi Di Maio sul fronte del reddito di cittadinanza. Il capo politico dei 5 Stelle, mentre è in atto il braccio di ferro con l’Ue per la manovra che contienre la misura-bandiera del M5S, annuncia: “Noi abbiamo già dato mandato di stampare i primi 5/6 milioni di tessere elettroniche che saranno carte di credito come tutte le altre“.
Ospite ieri sera di Piazza Pulita su La7, Di Maio ha parlato dell’assegno mensile (che sarà massimo di 750 euro) destinato agli italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Una misura che, secondo il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, “sarà il più grande investimento in capitale umano che facciamo in Italia”.
“Prenderemo delle persone che oggi hanno difficoltà ad avere un reddito – ha spiegato il vicepremier – e gli diremo: hai un sito internet – che sarà pronto dall’anno prossimo – accedi, ti identifichi con l’identità digitale e compili la tua scheda. Se hai i requisiti riceverai una tessera a casa e una serie di impegni da prendere”.
Niente file agli sportelli, pertanto. Ci penserà direttamente lo Stato a individuare i soggetti che ne hanno diritto.
Stando alle ultime indiscrezioni, il reddito di cittadinanza, per cui l’esecutivo ha stanziato nove miliardi di euro più un miliardo per la riforma dei centri per l’impiego (ma su questo fronte i leghisti non sono convinti), dovrebbe arrivare in primavera, tra marzo e aprile.

Il capo politico del M5S assicura che la misura non favorirà il lavoro nero: “Chi riceve il reddito di cittadinanza non avrà il tempo. Queste persone saranno impegnate per tutta la giornata“. Infine il vicepremier spiega anche quali saranno le modalità con cui verrà erogato il sussidio. Un nodo da sciogliere riguarda le offerte di lavoro che arriveranno dai centri per l’impiego. Tra le deroghe c’è anche quella di poter rifiutare un’offerta per tre volte nel caso in cui sia troppo lontano da casa. E proprio su questo punto Di Maio ribadisce che ci sarà una suddivisione delle offerte non per raggio di chilometri ma in macroaree.
Nel dettaglio, il reddito di cittadinanza durerà massimo tre anni, ma a metà percorso, dopo 18 mesi, ci sarà una sorta di tagliando, con cui si verificherà se il beneficiario ha ancora titolo all’assegno. Quanto alla platea, detto che dipenderà dai soldi a disposizione, i tecnici osservano che bisogna riferirsi ai nuclei familiari piuttosto che agli individui, perché il sussidio sarà dato sulla base dell’Isee e non del reddito personale. L’Isee misura la ricchezza della famiglia, tenendo conto anche del patrimonio, esclusa la prima casa. Come riferimento base si ragiona su un Isee di 9.360 per i nuclei composti di una sola persona, che poi salirebbe in base alla numerosità della famiglia. L’assegno sarà pieno per chi vive in affitto mentre sarà più basso per chi ha la casa di proprietà. Chi riceve il sussidio dovrà impegnarsi in lavori di pubblica utilità, corsi di formazione e lo perderà se avrà rifiutato tre offerte di lavoro.
Non mancano poi le critiche da parte dell’opposizione, che bolla la misura come “assistenzialista“. Secondo uno studio dello Svimez, per erogare l’assegno nelle sole regioni del Sud servirebbero oltre dieci miliardi di euro. E la Campania, dove si trova il collegio elettorale di Di Maio, è la regione che ne beneficerebbe di più, con una richiesta superiore al 30% dei fondi totali stanziati dal governo per applicare il provvedimento.
Numeri alla mano, la misura promessa dai 5 Stelle al loro elettorato costerebbe davvero troppo – in tutti i sensi – al governo gialloverde, alle prese con Bruxelles sul fronte dell’aumento del deficit.
Per quanto riguarda i centri per l’impiego, infine, Armando Siri, economista leghista e sottosegretario alle Infrastrutture, ha sottolineato: “Dobbiamo coinvolgere di più il mondo produttivo ed evitare che il sussidio si possa tramutare in una misura assistenziale“. La proposta, quindi, “è di erogare il reddito di cittadinanza direttamente all’azienda che si occuperà di formare e riqualificare il disoccupato”.
In sostanza, ha spiegato Siri, “l’impresa agirà da sostituto d’imposta, versando l’equivalente all’interessato. Che, al termine del periodo di formazione-lavoro, potrà essere assunto dalla stessa impresa, oppure mettersi sul mercato con un bagaglio di competenze aggiornato”.
Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Questo vuole sfasciare le casse dello Stato. Si avvicinano le elezioni europee e Di Maio continua con le sue promesse mirabolanti: non frega nulla di lasciare debito alle generazioni future, a lui interessano solo i voti dati ai 5 Stelle in cambio del reddito di cittadinanza (che non ti puoi permettere, perché lo devi finanziare con tassi non sostenibili). Il sovranismo va bene, la deriva venezuelana no!

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