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Roma, 1 set – Il referendum sul taglio dei parlamentari divide il centrodestra. Se Lega e Fratelli d’Italia sono per il sì, Forza Italia è per il no. A dettare la linea è proprio Silvio Berlusconi che, sebbene lasci libertà di scelta per “militanti ed eletti”, sostiene che così come è proposto, il taglio è una “riduzione degli spazi di democrazia”. Parole che sono state subito interpretate come un invito a votare no, raccolto da diversi esponenti di FI.

Berlusconi: “Taglio che non si inquadra in una riforma complessiva delle istituzioni”

Berlusconi, ospite ad Agorà Estate su Rai3, ammette: “Personalmente sono molto perplesso. Il taglio dei parlamentari è una scelta che noi avevamo già adottato fin dal 2005 con la nostra riforma costituzionale, che poi però è stata cancellata dalla sinistra”. Ma il leader di FI sostiene che “in questo caso però è un taglio, come dire, russo. Che non si inquadra in una riforma complessiva del funzionamento delle istituzioni e che avrà come probabile effetto una riduzione degli spazi di democrazia con delle Regioni che non potranno essere rappresentate in Parlamento da parlamentari dei partiti della minoranza. Ed anche per questo io sto ancora riflettendo, fermo restando l’assoluta libertà per i nostri militanti e per i nostri eletti”, chiarisce.

Borghi: “Io voto no, nella Lega libertà di coscienza”

Al contrario, Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono per il sì, visto che hanno votato per ben quattro volte in Parlamento a favore della riduzione del numero dei parlamentari. Ma nella Lega due esponenti di spicco come Claudio Borghi e Alberto Bagnai hanno annunciato di votare no. In un’intervista a Repubblica, Borghi dice di aver parlato con il leader della Lega: “Ho spiegato le mie ragioni, dicendo con molta chiarezza che non era certo un attacco alla Lega. Salvini ha capito”. Poi l’economista fa presente che il sì di Salvini “è un sì coerente rispetto ai voti dati dalla Lega in Aula, poi mi pare chiaro – chiarisce – che Matteo abbia lasciato libertà di coscienza. Andando alle urne per un referendum, anche il politico diventa semplice cittadino. E si esprime come gli pare“. In tal senso, aggiunge di non essere il solo, nella Lega, a votare no: “Sono convinto che ce ne siano altri, diciamola così. Credo che non sia un tema che scaldi molto in questo momento. L’input chiaro di Salvini è quello di vincere le Regionali”. Certo, semmai dovesse vincere il no, per il governo giallofucsia sarebbe una catastrofe: “Archivieremmo l’era dei 5 Stelle e della cialtronaggine contrapposta alla democrazia – dice Borghi. Ed è evidente che un no, unito alla sconfitta del Pd alle Regionali, farebbe cadere anche il governo“.

Meloni: “A favore anche se norma dai profili dubbi”

A ribadire la posizione di FdI, invece, ci pensa la Meloni. “Abbiamo votato a favore del taglio dei parlamentari anche se è una norma dai profili francamente dubbi. Abbiamo fatto una lunghissima battaglia perché venissero aboliti i senatori a vita, perché non ha molto senso che tagli i parlamentari eletti e mantieni inalterato il numero di senatori nominati facendo aumentare esponenzialmente il peso specifico di persone nominate dal presidente della Repubblica, quindi ci sono cose che avremmo preferito si facessero diversamente”, spiega. “Qualcuno ha chiesto il referendum, noi facciamo mezzo passo indietro la nostra parte l’abbiamo fatta e adesso sono i cittadini che ci devono dire cosa ne pensano“, conclude la leader di FdI.

Il dato politico è che nonostante le posizioni ufficiali siano, per coerenza, di votare sì, nella base leghista e in quella di FdI non mancherà di certo chi voterà no, nell’ottica di colpire il M5S. Anche perché, nella maggioranza giallofucsia, si punta molto sul referendum – anche in casa dem – per distogliere l’attenzione dalle regionali, vista la probabile batosta per il centrosinistra.

Adolfo Spezzaferro

 

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