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Roma, 7 mag – Le Regioni premono per riaprire prima rispetto alle disposizioni del governo per la cosiddetta fase 2, in vigore fino al 17 maggio, e che di fatto prorogano gran parte delle restrizioni anti contagio sia sul fronte delle attività economiche e la riapertura dei negozi che sugli spostamenti dei cittadini. Oggi pomeriggio alle 15.30 ci sarà la videoconferenza tra il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia e le Regioni. Sul piatto, tra le altre questioni, c’è proprio la possibilità di anticipare alcune riaperture (anche in base alle ordinanze emesse dalle varie amministrazioni regionali). Alla Conferenza Stato-Regioni di oggi – anticipata dalla videoconferenza delle Regioni – il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nonché governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini tenterà di convincere Boccia e l’esecutivo giallofucsia (fermi sulla linea della prudenza, come “ordinato” dagli esperti) per ottenere maggiore spazio di manovra e dare via a una reale fase 2.

Le Regioni chiedono di riaprire prima del 18 maggio

Le richieste delle Regioni si basano sull’evidenza di una epidemia di coronavirus sotto controllo, sia sul fronte dei contagi che dei ricoveri. “Se i contagi continuano a scendere, Conte deve anticipare le scadenze che aveva indicato“, fa presente Bonaccini in una intervista a La Stampa. Secondo il governatore, la situazione odierna “non è nemmeno paragonabile a quella di un mese fa” perché in Emilia-Romagna “da tre settimane il numero dei positivi è in costante calo e i reparti Covid si vanno progressivamente svuotando”, perciò “siamo in una fase diversa” che giustifica il fatto che “adesso bisogna accelerare per una ripartenza governata e in sicurezza” e per perseguire questo obiettivo “serve avere coraggio“. Sul piatto della trattativa di oggi quindi ci sarà il nodo delle “aperture differenziate dal 18 maggio” e se in queste due settimane il contagio continuerà a rallentare si augura “ci sia una disponibilità”, perché “in Emilia Romagna stiamo pensando a come creare le condizioni di sicurezza per ripartire in anticipo“, assicura Bonaccini, sottolineando che è il momento di “esercitare tutti insieme una responsabilità. Io provo a farlo anzitutto non alimentando polemiche e non procedendo per forzature o strappi”.

Toti: “Piani di apertura regione per regione”

Sulla stessa linea il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti: “E’ opinione di tutti è che non si possa più aspettare oltre e, opinione della maggior parte dei governatori, è il fatto che occorra stabilire dei piani di apertura regione per regione. E’ quello che chiederemo domani (oggi, ndr) al governo ovvero di modificare il Dpcm in vigore oggi per consentire alle singole regioni di presentare piani di riapertura già a partire dalla prossima settimana”. Anche il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, fa presente al governo che dovrebbe tenere conto di due necessità fondamentali: “Definire le riaperture con un calendario differenziato tra le regioni e occuparsi da subito del settore del turismo“. Giani chiede che nella sua regione bar e ristoranti, così come i parrucchieri e i saloni per la cura della persona, possano riaprire lunedì 18 maggio e non il primo di giugno come stabilito dal governo. Così come chiede la riapertura anticipata dei negozi a lunedì 11 maggio la riapertura, per ora fissata a lunedì 18 maggio.

Boccia: “Escluse riaperture prima del 18 maggio”

Dal canto suo, il ministro Boccia ribadisce la linea del premier Conte, che ha detto che “se c’è la possibilità di anticipare qualche data, possiamo anche valutare delle aperture ulteriori”. Certo, tutto sta a quello che diranno gli esperti (i veri decisori), perché il governo giallofucsia appare fin troppo prudente e indugia volentieri in questa sorta di “dittatura sanitaria” che tiene tutto chiuso e gli italiani tappati in casa. Per le prossime riaperture, anticipa Boccia, non se ne parla prima del 18 maggio (che poi è la data fissata dal governo, visto che il Dpcm in vigore scade il 17). “Dobbiamo concludere il monitoraggio del ministro Speranza, dall’11 al 14 maggio ci saranno le nuove linee guida per bar, ristoranti, centri estetici, parrucchieri, negozi al dettaglio. Poi, dal 18 maggio, probabilmente ci saranno regioni che potranno fare in sicurezza. Ma prima del 18 lo escludo. Dopo il 18 ci sarà una valutazione del Cdm su base scientifica e la differenziazione territoriale sarà molto probabile“, ha detto Boccia. Anche il ministro per gli Affari regionali ostenta prudenza sulla falsa riga del premier: “Perché rischiare per 5-8 giorni di differenza?“.

Ma quello che appare chiaro a tutti – governatori compresi – è che la crisi economica scatenata dall’emergenza coronavirus è talmente grave che pochi giorni di differenza possono per l’appunto fare la differenza.

Adolfo Spezzaferro

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