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Roma, 13 set – Che con l’invasione di immigrati, sbarcati sulle coste italiane dalle navi della ong, sia tornata la tubercolosi non è una novità. Già lo scorso anno si erano verificati molti casi in pochi giorni, che allarmarono le autorità sanitarie. Quel che preoccupa, è che se la malattia non viene adeguatamente curata il rischio epidemia è dietro l’angolo.
A lanciare l’allarme, messo subito a tacere dai grandi media, è stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il quale ha ricordato il pericolo tbc di fronte alla notizia dell’immigrato affetto da una delle forme più aggressive di tubercolosi che è fuggito da una struttura di accoglienza profughi a Sandrigo, in provincia di Vicenza. Lo straniero era ospite dall’ex hotel Virginia, una struttura di accoglienza che ospita un numero di immigrati compreso tra le 30 e le 40 unità.
Salvini su Facebook ha scritto: “Immigrato malato e in fuga, forse inconsapevole della gravità della sua condizione. Quanti casi come questo? Purtroppo la tubercolosi è tornata a diffondersi, gli italiani pagano i costi sociali e sanitari di anni di DISASTRI e di invasione senza regole e senza controlli”. Un post che ha voluto commentare l’allarme lanciato dal presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti, il quale si era detto ieri preoccupato per “l’incremento dei casi di Tbc e la diffusione di questa malattia gravissima tra immigrati ed extracomunitari”, con i casi passati da 16 del 2015 ai 40 di quest’anno. E che di fronte alla fuga dell’immigrato malato non possono che far riflettere.
Per non alimentare l’allarmismo e per cercare di placare le paure della gente il viceprefetto vicario di Vicenza, Lucio Parente, ha smorzato i toni e ha riferito che la Prefettura ha “accertato che il servizio di igiene sanità pubblica dell’Ulss ha già avviato tutte le procedure del caso, avviando controlli specifici sulle persone che nei giorni scorsi sono state a contatto con questa persona. Il protocollo è stato rispettato come da normativa, quindi sotto l’aspetto sanitario non c’è nulla da temere”.
Dello stesso avviso anche la Società italiana di Medicina delle migrazioni (Simm), i cui infettivologi invitano alla calma. “Non abbiamo in Italia alcun allarme tubercolosi legato agli immigrati. Bisogna trattare questo tipo di tematiche – ha commentato il presidente Maurizio Marecca – con molto senso di responsabilità, perchè quando si parla di tbc si rischia di creare allarme, anche laddove un allarme non esiste. Intervenendo con affermazioni poco scientifiche si rischia di creare panico sociale”. Allo stesso tempo, però, dalla Simm avvertono che il Servizio Sanitario Nazionale è preparato per fronteggiare la malattia. Segno che essa è davvero tornata.
Anna Pedri

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