Roma, 25 giu – Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini è in visita ufficiale in Libia per affrontare la questione immigrazione e intensificare la collaborazione bilaterale per bloccare i trafficanti di esseri umani. “Ho incontrato a Tripoli il ministro dell’Interno libico Abdulsalam Ashour. Il mio impegno sarà massimo per rinsaldare l’amicizia tra i nostri due Paesi e la collaborazione su tutti i fronti, a partire dall’emergenza immigrazione“, ha affermato il leader della Lega.
Nessuno più dell’Italia è impegnato per lo sviluppo e la stabilità della Libia“, ha dichiarato nel corso dell’incontro ufficiale. “La mia visita da vice premier a Tripoli è una conferma di questo impegno”, ha aggiunto Salvini. Parole che vanno lette come una promessa in cambio di una totale approvazione da parte del governo libico della linea dura dell’Italia contro l’immigrazione clandestina.
Hotspots dell’accoglienza in Italia? Sarebbe problema per noi e per la Libia stessa perché i flussi della morte non verrebbero interrotti. Noi abbiamo proposto centri di accoglienza posti ai confini a Sud della Libia per evitare che anche Tripoli diventi un imbuto, come Italia“. Così in un tweet il ministro dell’Interno sintetizza il senso dell’incontro di oggi. La Libia “rappresenta un’opportunità di sviluppo. Saremo vicini alle autorità libiche anche con i necessari supporti tecnici ed economici per garantire insieme la sicurezza nel Mediterraneo e rafforzare la cooperazione investigativa e più in generale la collaborazione in tema di sicurezza“, ha assicurato Salvini, durante l’incontro a Tripoli. “Aspetto al più presto il ministro Ashour a Roma”, ha aggiunto Salvini.
Salvini è stato accolto in aeroporto dall’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone. “Ci tenevo particolarmente da vicepremier a fare in Libia la prima visita di amicizia tra i due governi e i due Paesi“, ha detto il vicepremier.
Al suo rientro a Roma Salvini ha in programma una conferenza stampa alle 17:30 al Viminale per riferire dell’esito della missione.
Alla vigilia della sua visita istituzionale, il ministro dell’Interno ha ringraziato la Guardia costiera libica per aver soccorso i circa mille migranti alla deriva su sette gommoni al largo delle coste africane. “Ringrazio di cuore, da ministro e da papà, le autorità che hanno salvato e riportato in Libia 820 immigrati, rendendo vano il ‘lavoro’ degli scafisti ed evitando interventi scorretti delle navi delle Ong“, ha dichiarato.
Sul fronte sbarchi, il governo italiano resta nel mirino delle Ong, che condannano l’Italia per gli immigrati “respinti”, con Barcellona che offre un porto sicuro e Malta che non vuole accogliere i clandestini e accusa l’Italia di essere “disumana”. Intanto i porti italiani restano chiusi e continua lo stallo della nave Lifeline e del cargo Alexander Maersk, con 350 persone in attesa sbarcare, non si sa dove (ma non in Italia).

Per quanto riguarda il summit dei 16 Paesi Ue di ieri sempre sul tema immigrazione (in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno prossimo), il premier Giuseppe Conte ha ottenuto che, per quanto riguarda la Libia, si rifinanzi il Trust Fund per l’Africa. Lo si apprende da fonti del governo italiano che spiegano come, nel corso del vertice, sia stato riconosciuto un ruolo di leadership all’Italia sul dossier libico e sia stato confermato il sostegno europeo alla Guardia costiera del Paese nordafricano e agli accordi con il governo di Tripoli. Conte ha anche riferito della telefonata con il premier Al Sarraj, che ha confermato l’impegno libico nella gestione dei flussi.
L’Italia si è presentata con una proposta in dieci punti per superare il regolamento di Dublino e fare in modo che la responsabilità in mare sia condivisa: la reazione è stata quella dell’apertura sul piano generale, anche se adesso alle parole devono seguire i fatti. Restano però le divergenze tra il nostro governo e l’asse franco-spagnolo: l’Italia propone centri di protezione in Africa mentre il presidente francese Macron e il premier spagnolo Sanchez insistono nel tenerli invece nei Paesi europei. Soluzione respinta dal nostro governo.
Certo è che il pre-vertice si è concluso senza accordi, anzi si è rischiato uno scontro ancora più duro. “La responsabilità è di tutti: nessun Paese deve prendersi il peso da solo”, ha ammonito la cancelliera tedesca Angela Merkel, grande sponsor del summit. Ma la possibilità di trovare una soluzione europea – auspicata dalla Merkel – al Consiglio Ue di giovedì e venerdì è remota.
Ecco perché l’Italia – vedasi la visita di Salvini di oggi – è sempre più decisa ad affrontare l’emergenza immigrazione anche con soluzioni unilaterali.

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