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salviniRoma, 2 giu – Fa un po’ ridere e un po’ riflettere la querelle tra Trump e Salvini, con il secondo che tratta il primo da vecchio amico e l’altro che fa finta di non conoscerlo. Il leader leghista ne esce un po’ come Calboni in visita a Courmayeur, in quel film Fantozzi, quando il geometra mitomane va al bar e ordina “il solito” a un interdetto cameriere. Non è detto che sia tutta colpa sua, peraltro, in quanto è palese che è il tycoon a giocare sporco. Ma è tutta la situazione che si basa su una serie di equivoci.

Salvini sta visibilmente cercando di accreditarsi nella destra populista mondiale. Il problema è che Trump sta cercando di accreditarsi altrove, evidentemente. Siamo così al paradosso per cui è il pericolo globale numero uno a sganciarsi dall’in fondo inoffensivo Salvini e non viceversa. Non si capisce in che modo l’amicizia con il leader leghista possa nuocere all’immagine di Trump, che ha già detto e fatto di tutto per scandalizzare l’opinione pubblica democratica. In America, dove sanno a malapena chi sia Salvini, saranno sollevati dal fatto che il candidato repubblicano non ha rapporti con lui? Non si capisce in che modo.

Si capisce, in compenso, la piega che, dopo aver guadagnato la nomination, ha preso Trump. Al di là delle sue fisime da miliardario eccentrico, al di là delle sue fisse tipicamente americane, al di là della sua totale mancanza di categorie politiche, abbiamo sempre detto che Trump restava un fenomeno interessante soprattutto per l’imprevedibilità, per il suo essere differente dall’establishment. Insomma, la critica opposta a quella rivoltagli dai benpensanti, secondo i quali sarebbe assurdo eleggere uno così fuori dagli schemi. Il rischio, ai nostri occhi, era semmai che il magnate fosse “richiamato” all’ordine. L’affaire Salvini potrebbe indicare che quel momento è arrivato.

Ma, al di là di Trump, c’è una questione di metodo che va segnalata. Si può fare politica costruendo. Oppure si può fare politica a colpi di sdoganamenti e legittimazioni dall’alto. La destra (almeno in questo, Salvini rientra a pieno titolo nella tradizione della destra italiana e non solo) cerca sistematicamente la seconda. Un po’ come il Front national, che per sfuggire alla demonizzazione non trova di meglio che dichiarare l’ostracismo europeo verso Alba Dorata, senza peraltro guadagnare un grammo di presentabilità nel consesso democratico. Il problema è che quando cerchi legittimazione, trovi sempre qualcuno che ti considera illegittimo. E allora è molto meglio cominciare a fare finalmente politica costruendo, partendo dalla militanza, dalle strutture, dai progetti, riconquistarsi gli spazi metro dopo metro. Attendere che cali dall’alto un’investitura magica significa mettersi a fare una rincorsa infinita, come quella di Achille verso la tartaruga, che sembra lenta ma sta sempre avanti. Mai sottovalutare la tartaruga

Adriano Scianca

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