Il Primato Nazionale mensile in edicola

Trento, 24 nov – Si è concluso ieri sera il conto alla rovescia che ha portato al lancio della navicella Soyuz Tma-15m dalla base russa di Bajkonur.

Dopo un viaggio di circa 6 ore, sulla stazione orbitante Iss sono sbarcati il russo Anton Shkaplerov della Roscosmos, l’americano della Nasa, Terry Virts, ma sopratutto l’astronauta trentina Samantha Cristoforetti, prima donna italiana ad andare nello spazio.

sssUn vero prodigio questa ragazza nata a Milano e vissuta a Trento, dal 2009 membro del corpo astronauti dell’Esa; è stata la sesta più brava del concorso per astronauta cui hanno partecipato 8.500 candidati, ha affrontato un duro addestramento durato ben cinque anni, ha imparato il russo per colloquiare con i colleghi cosmonauti e capire come funziona una navicella Soyuz e ha superato con il massimo dei voti varie sessioni di esami.
Anche se lontano, alla mente corre immediatamente il paragone con la pioniera pilota Rosina Ferrario (28 luglio 1888 – 3 luglio 1957), prima donna italiana, ed ottava al mondo, a conseguire il brevetto di volo.
Ma Samantha vive nel 2014 e contando che ha 37anni ed è alla sua prima esperienza spaziale, ci auguriamo avrà ancora tante emozioni da regalarci.

Tornando alla missione denominata “Futura”, questa durerà 6 mesi (si concluderà nel maggio 2015) e vedrà la nostra Samantha, ingegnere di bordo, impegnata con 10 esperimenti made in Italy, già da lei presentati nella sede dell’Agenzia spaziale italiana a Roma e volti a migliorare la vita degli astronauti nello spazio e al contempo contribuire alla ricerca scientifica sulla terra.

La missione elaborerà un pacchetto di oltre 200 test a bordo della Iss, molti dei quali condotti in automatico. Il programma dell’astronauta italiana comprende test sulla circolazione sanguigna e sul sonno e la sperimentazione in provetta di nanoparticelle per contrastare l’osteoporosi.
Non potevano mancare anche test tecnologici dal sapore italico, che la vedranno alle prese con una macchina per il caffè espresso per studiare il comportamento dei fluidi in assenza di peso e con una stampante in 3D, per verificare la possibilità di utilizzare in futuro questo strumento nello spazio.
Inoltre non ci saranno solo i classici cibi pronti spaziali che vediamo nei film, ma verrà sfruttata al meglio l’arte culinaria mediterranea con la nostra Samantha che inventerà piatti nuovi da aggiungere ai tristi menù spaziali, finora dettati per lo più da nazioni dipendenti da fast food.
«L’idea – ha spiegato l’astronauta – è portare a bordo non solo ricette complete, ma ingredienti in buste separate per assemblarli a bordo».

In una recente intervista, il capitano dell’Aeronautica Militare, Samantha Cristoforetti, ha dichiarato che “Mi aspetta un’esperienza unica, lunga 6 mesi, vado a studiare in orbita all’interno di quello che considero l’avamposto dell’umanità nello spazio. Mi è sempre piaciuto guardare il cielo stellato, fin da quando ero piccola. Lo sentivo come una presenza forte, provavo una sensazione a metà tra lo sgomento ed il fascino”.

E come fare a darle torto, Samantha è la prima donna d’Italia a godersi da vicino i misteri spaziali e appena il settimo astronauta di casa nostra ad essere proiettato oltre l’atmosfera terrestre.
Insomma, con la sua umiltà ma sopratutto con la sua determinazione, l’astronauta trentina porta in alto, sulla testa del mondo, l’orgoglio di una Nazione relegata a zerbino, che sembra ormai rassegnata a crisi e degrado. Ma come con uno schiaffo, Samantha ci insegna oggi che esistono ancora italiani capaci di inseguire veri sogni e lottare per essi.

Certo è che lassù, pur lavorando, si farà una bella vacanza lontana dai problemi italiani. Sempre che domani Renzi non s’inventi una tassa sugli astronauti.

Andrea Bonazza

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteRaiWay, i fondi angloamericani padroni dell’Etere
Articolo successivoLa soluzione? Stampare moneta
Classe 1984, vivo da sempre in Toscana “torcendo il muso all'Arno”. Laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con tesi sui rapporti tra Governo italiano e Autorità palestinese negli anni ottanta. Ho poi conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali all'Università di Siena con tesi sulla lotta del popolo Karen in Birmania, definita “la guerra più lunga del mondo”. Vicedirettore del Primato Nazionale, per il quale ho realizzato reportage da Iran, Siria, Birmania, Giappone e Ungheria.

Commenta