Roma, 22 gen – Palazzo Chigi non sostiene gli attacchi alla Francia del vicepremier e capo politico del M5S Luigi Di Maio (e del suo sodale, il “globetrotter” Alessandro Di Battista).

Mentre è in atto la crisi diplomatica, con Parigi che convoca l’ambasciatore italiano dopo le accuse dei due pentastellati contro il colonialismo francese in Africa come una delle principali cause dei flussi migratori, il premier Giuseppe Conte avverte: “Se continuiamo così restiamo isolati“.


Secondo fonti attendibili, sarebbero all’opera per tentare di riportare alla normalità i rapporti con la Francia anche il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e, ovviamente, il Quirinale.

Il punto è che i 5 Stelle non possono avere questo atteggiamento con Parigi per tutta la campagna elettorale per le Europee. Ecco perché fonti del governo riportano che Conte e Moavero stanno organizzando “una strategia di avvicinamento con i colleghi d’oltralpe“.

Ieri Di Maio ha ribadito che per far fronte all’immigrazione bisogna “decolonizzare l’Africa” e anche l’Ue “deve occuparsi di questo tema”. Questo dopo che l’ambasciatrice italiana in Francia è stata convocata in seguito alle sue dichiarazioni. “Guardiamo in faccia anche le cause, non solo gli effetti dell’emigrazione. Ci sono autorevoli economisti di tutto il mondo che ne parlano, noi abbiamo solo acceso il faro su una verità”, insiste Di Maio. “Io non credo che sia un caso diplomatico, io credo che sia tutto vero“, è convinto.

La Francia è uno di quei Paesi che stampando la moneta per 14 Stati impedisce lo sviluppo e contribuisce alla partenza dei profughi – è l’affondo del vicepremier -. Se l’Europa in questo momento vuole avere un po’ di coraggio, deve avere la forza di affrontare il tema della decolonizzazione. Noi abbiamo acceso un faro di verità”.

Anche Di Battista aveva sollevato la questione: “La Francia, attraverso il controllo geopolitico di quell’area, dove vivono 200 milioni persone che utilizzano banconote e monete stampate in Francia, gestisce la sovranità di interi paesi impedendo la loro legittima indipendenza, la loro sovranità monetaria, fiscale, valutaria e la possibilità di fare politiche espansive”.

L’ambasciatrice d’Italia a Parigi, Teresa Castaldo, era stata convocata dal ministero degli Esteri francese dopo che il vicepremier aveva dichiarato che “se la Francia non avesse le colonie africane, che sta impoverendo, sarebbe la quindicesima forza economica internazionale e invece è tra le prime per quello che sta combinando in Africa”.

Queste dichiarazioni da parte di un’alta autorità italiana sono ostili e senza motivo visto il partenariato della Francia e l’Italia in seno all’Unione europea. Vanno lette in un contesto di politica interna italiana”: è quanto affermano fonti diplomatiche francesi.

Come era prevedibile, anche il commissario Ue agli Affari economici, il francese Pierre Moscovici, è intervenuto sullo scontro diplomatico: “Alcune dichiarazioni vengono fatte per uso nazionale, somigliano a provocazioni, perché il contenuto è vuoto o irresponsabile, per cui è preferibile evitare di cedere alla provocazione”.

“La qualità delle relazioni tra la Francia e l’Italia è importante. Mi auguro che si possa presto superare questa fase conflittuale che trovo negativa e priva di senso. Le provocazioni di solito squalificano chi le fa“, ha aggiunto l’economista francese che a quanto pare potrebbe candidarsi alle Europee nel partito del presidente Macron.

Intanto, sul fronte del governo gialloverde – visti i continui scontri con l’altro vicepremier, Matteo Salvini, proprio su immigrazione e sbarchi – è difficile immaginare che la Lega non sostenga la posizione dell’alleato pentastellato.

Adolfo Spezzaferro

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