Roma, 5 lug – “Attacco alla democrazia“, è l’accusa di Matteo Salvini in merito alla sentenza a orologeria contro la Lega, che chiederà un incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in merito al sequestro dei fondi al partito.
Il Carroccio giudica la decisione della Cassazione che ha dato il via libera al sequestro dei fondi un gravissimo attacco alla democrazia. Un atto – quello della Corte che ha autorizzato il blocco dei fondi disposto dal Tribunale di Genova nell’ambito della vicenda delle presunte irregolarità nei rimborsi elettorali all’epoca della gestione Bossi&Belsito – che secondo la Lega ha l’obiettivo di mettere fuori gioco per via giudiziaria il partito, un’azione che non ha precedenti in Italia e in Europa. Attacco alla Costituzione – si sostiene – perché si nega il diritto a milioni di italiani di essere rappresentati. Per questo la Lega chiederà un incontro urgente con il capo dello Stato al suo rientro dalla missione in Lituania.
Intanto l’alleato di governo, il vicepremier Luigi Di Maio prende le distanze: “Nessun imbarazzo” rispetto alla sentenza della Cassazione sui beni della Lega. “Stando a quel che dice Salvini lo scandalo riguarda Bossi e il suo cerchio magico. Detto questo, una sentenza è una sentenza…“, sottolinea il leader dei 5 Stelle.
Ma il dato politico è che il vicepremier e ministro dell’Interno torna ad attaccare i giudici accusando “alcuni” di loro di “fare politica”, offrendo il fianco alla magistratura. Puntuale come una cambiale è infatti arrivato il commento del Csm: a Palazzo dei Marescialli, a quanto si è appreso, emerge una “seria preoccupazione” per parole e toni che vengono ritenuti “inaccettabili”.
Stessa solfa dal sindacato delle toghe “rosse”: l’Anm “rigetta ogni tentativo di delegittimare la giurisdizione e di offuscare l’imparzialità dei magistrati, principio costituzionale a difesa del quale continuerà sempre a svolgere la propria azione, auspicando che chiunque eserciti funzioni pubbliche abbia a cuore gli stessi fondamentali principi”.
Sul fronte dell’opposizione, il Pd ritiene grave tirare in ballo il Colle: “Se fossero confermate le pressioni della Lega per chiedere un incontro nientemeno che al presidente Mattarella sulla sentenza della Cassazione, a proposito dei 49 milioni da restituire ai cittadini, saremmo di fronte ad un caso grave e senza precedenti di invasione delle competenze costituzionali: che c’entra tirare il ballo il presidente della Repubblica con una sentenza giudiziaria, peraltro del massimo organo della nostra giurisdizione?”. Lo sostiene Michele Anzaldi, deputato Pd, che prosegue: “Abbiamo già assistito al vergognoso assalto di Di Maio e del Movimento 5 stelle contro il Colle durante i giorni della formazione del governo, il Quirinale deve essere tenuto al riparo da questioni che nulla hanno a che vedere con le sue prerogative, in una confusione di ruoli e di poteri che danneggia il nostro ordinamento”. “È opportuno che sia il vicepremier e leader della Lega Salvini, sia il presidente del Consiglio Conte – conclude – smentiscano un’intenzione del genere. La Lega, invece di alimentare disordine istituzionale e gridare al complotto, faccia chiarezza in piena trasparenza”.
Certo è che nei prossimi giorni la richiesta della Lega potrebbe essere ufficializzata, ma fino a quel momento è impossibile che il Colle si pronunci. Anche perché, fanno notare fonti parlamentari, mai il capo dello Stato ha commentato sentenze della magistratura. Però se è vero che la stessa richiesta del Carroccio è senza precedenti, lo è anche l’attacco portato al partito con la scusa di una questione di dieci anni fa, in cui Salvini non c’entra niente.
Intanto il procuratore di Genova Francesco Cozzi assicura che “non si tratta di un processo politico. Come non lo sono i procedimenti fatti dalla procura di Genova per fatti che coinvolgevano esponenti di altri partiti. Qui parte civile è il parlamento italiano”. “Si tratta solo di problemi tecnici, procedurali. Per questo ci siamo rivolti alla Cassazione, perché i nostri uffici seguono la vicenda esclusivamente sotto un profilo tecnico”.
Insomma, siamo alle solite: lo scenario è tipico da prima Repubblica. Compreso il tirare per la giacca il Presidente. Contro la Lega di Salvini si stanno scatenando i magistrati, i vari Saviano, i giornaloni antigovernativi come la Repubblica, il “gazzettino delle toghe” Il Fatto Quotidiano. Per non parlare dell’occasione ghiotta per l’opposizione. I sostenitori del governo, il popolo giallo-verde, è sceso nella piazza dei social per difendere le ragioni della Lega. In effetti la sentenza che ha condannato Bossi e Belsito è di primo grado, può essere appellata e magari riformata.
In tutto questo, Salvini è abbastanza sereno, memore di come gli attacchi giudiziari-mediatici a volte sortiscano l’effetto boomerang, come abbiamo abbondantemente visto con Berlusconi. La sinistra, dal canto suo, si aggrappa a quel che può sperando in qualche mossa dei magistrati.
Adolfo Spezzaferro

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