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Roma, 31 lug – Tav, riforma della Giustizia e Autonomia. Sono questi gli scogli su cui è incagliata la maggioranza in vista del Consiglio dei ministri di oggi, che quindi si profila tutt’altro che una passeggiata. Anche perché i due vicepremier sono ancora una volta arroccati sulle loro posizioni e non intenzionati – almeno per adesso – a venirsi incontro. Sul fronte della Torino-Lione, la Lega non presenterà una propria ma si limiterà a bocciare quella dei pentastellati che impegna il Parlamento ma non il governo. Di Maio dal canto suo insiste sull’inciucio tra Pd e Lega tuttavia è pur vero che se il Carroccio non votasse la mozione dem potrebbe inviare un messaggio pericoloso alla Commissione Ue, che ha stanziato fior di finanziamenti e si aspetta che l’Italia proceda con i lavori. Ma nel Cdm convocato alle 15 potrebbe essere battaglia sulla riforma del ministro a 5 Stelle della Giustizia Alfonso Bonafede. Alla Lega il testo proprio non va giù, nonostante alcune correzioni. A quanto pare, Salvini – riportano fonti della Lega – deciderà solo all’ultimo, dopo aver visto i suoi, se andare allo scontro in Cdm o denunciare le criticità del provvedimento e rinviare tutto alla battaglia in Aula. Per quanto riguarda poi l’Autonomia, i segnali sono pessimi: i governatori leghisti hanno bocciato senza appello la proposta del governo e la spaccatura in seno alla maggioranza appare insanabile.

Giustizia, i mal di pancia leghisti

Nel testo della proposta di riforma mancano due temi delicati: intercettazioni e la separazione delle carriere invocata dalla Lega. Bonafede dal canto suo è disposto a limare pur di portare a casa il risultato, come nel caso dei nove anni di durata massima dei processi, che sono già stati ridotti a sei. Ed è stato anche messo a punto il meccanismo di sorteggio per i membri del Consiglio superiore della magistratura, con un meccanismo in due fasi che prevede l’elezione. Nonostante i mal di pancia leghisti, il capo politico del M5S Di Maio non sembra temere l’incidente o l’apertura di una crisi. E anzi sfida l’alleato, a partire dalla Flat tax: “Se trovano i trenta miliardi noi la sosteniamo”, dichiara. A chi gli rimprovera i “no” del Movimento, il vicepremier ribatte snocciolando alcuni “grandi sì” come il taglio dei parlamentari, che sarà votato a settembre alla Camera. “Il governo non rischia”, assicura Di Maio. A frenarlo, aggiunge, sono i “no” della Lega: “Siamo un po’ in ritardo” sul contratto. Salvini, dalla spiaggia di Milano Marittima dov’è in vacanza con il figlio, sceglie di parlare solo via Twitter. Ma a quanto pare per lui il quadro è speculare: il governo è bloccato dai “no” dei 5 Stelle.

Conte lavora a una pre-intesa sull’Autonomia

A Palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte convoca intanto due vertici per sciogliere due dei nodi ancora aperti sull’Autonomia: la gestione dei beni culturali e quella delle risorse finanziarie. La speranza è chiudere una pre-intesa da presentare ai governatori di Veneto e Lombardia entro il weekend, per poi magari chiudere nel Cdm dell’8 agosto. La strada è tutta in salita: le bozze, denuncia Attilio Fontana, sono “da brividi”. A irritare i leghisti sono soprattutto le iniziative assunte da Di Maio sul Sud e l’idea lanciata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria di una Banca del Mezzogiorno. L’Autonomia, insomma, è ancora tutta da scrivere.

Adolfo Spezzaferro

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