Roma, 30 lug – La Tav si farà, con buona pace dei grillini. E’ questa la posizione della Lega in merito alla linea ad alta velocità Torino-Lione. Al di là del clamore mediatico di questi giorni, lo stop dei lavori non è mai stato in discussione: l’opera è di interesse nazionale e quindi si deve andare fino in fondo. Parola del sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, che in un’intervista al Quotidiano nazionale, sembra rivolgersi al ministro dei Trasporti, il pentastellato Danilo Toninelli. “Mai discusso uno stop della Tav. Nel nostro contratto si parla di ridiscussione del progetto – spiega Siri – Questa non è un’opera periferica ma fa parte di un corridoio europeo e, se non la facciamo, rischiamo di tagliare fuori l’Italia dai collegamenti strategici verso Ovest. Tutto si può migliorare per carità, ma temo che uno stop comporti più costi che benefici: il Paese non può essere tagliato fuori dallo sviluppo del continente”.
Il senatore leghista, “padre” della flat tax, sottolinea l’importanza di queste grandi opere anche dal punto di vista ambientale – tema caro ai grillini: “Le rotaie devono diventare concorrenziali rispetto alla strada” nel trasporto delle merci.
Sul versante francese, intanto, si dà per scontato che i lavori vadano avanti. E si ritiene impensabile una loro interruzione. “Fermare la costruzione della galleria non è possibile. Abbiamo ormai superato il punto di non ritorno“. Circa le posizioni del governo italiano, “ci auguriamo che non siano così radicali come quelle che abbiamo letto in questi giorni sui giornali e che si trovi una soluzione per quanto riguarda le tratte di accesso alla galleria”. A fare il punto è l’ingegner Yves Sarrand, direttore generale del dipartimento della Savoia, uno dei più alti funzionari pubblici francesi che si occupano della Tav, che spiega a Repubblica che non si possono fermare neanche i lavori alla galleria di base tra Susa e Saint Jean de Maurienne. “La discussione se realizzare l’opera appartiene da tempo al passato. La Torino-Lione non è un progetto, è un cantiere che sta procedendo. Stiamo lavorando e le frese scavano”, chiarisce Sarrand. “La discussione in Francia riguarda solo il tracciato da Lione all’imbocco della galleria e i tempi di realizzazione. Nessuno si sogna di discutere il tunnel di base che si sta scavando”, puntualizza il tecnico smentendo le voci secondo cui Parigi starebbe ripensando l’intero progetto.
Il Movimento 5 Stelle invece vorrebbe bloccare tutto, anche per coerenza con le promesse elettorali – visto che nella base grillina ci sono molti No Tav. Beppe Grillo ieri sul suo blog ha definito la Torino-Lione “un’opera che appartiene allo scorso secolo, che rappresenta un mondo che non c’è più, un modo di fare economia e creare posti di lavoro che non ha più senso”. Ipse dixit, insomma.
Si allinea al suo capo anche il vicepremier Luigi Di Maio: “Nel contratto di governo con la Lega abbiamo concordato che quell’opera va integralmente ridiscussa. Questa è un’opera progettata 30 anni fa“. Intervenuto a Omnibus su La7, il ministro dello Sviluppo economico puntualizza l’impatto sociale oltre che ambientale della Tav: “Non autorizzerò mai un’opera che si faccia con i poliziotti e il filo spinato nei cantieri“.
Intanto a Torino sale la preoccupazione per il possibile blocco dei lavori. Le associazioni d’impresa e i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una manifestazione di sostegno all’opera. Anche l’idea di sottoporre il progetto a referendum popolare in Piemonte conquista consensi (nonché, ovviamente, il plauso dell’opposizione).
Il nodo Tav è uno dei fronti su cui l’alleanza Lega-M5S rischia di spaccarsi. Questo perché il contratto di governo stipulato sui punti condivisibili dei rispettivi programmi elettorali alla fine è meno importante del salvare la faccia con i propri elettori.
Adolfo Spezzaferro

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