Roma, 16 dic – Topi, blatte, nelle strutture delle coop di Aboubakar Soumahoro. Non sembra salvarsi niente in un’inchiesta le cui carte, giorno dopo giorno, rivelano particolari sempre più inquietanti.

Topi e blatte nelle stanze dei clandestini

Topi, blatte, sporcizia nelle stanze in cui la famiglia Soumahoro “accoglieva” i clandestini e i lavoratori. Non solo i guai finanziari e gli sfruttamenti, Karibu e compagnia tenevano le strutture in condizioni pessime, dal punto di vista igienico-sanitario. Così si legge in altre carte del fascicolo della Procura di Latina, come riporta il Giornale. L’ordinanza del Gip Giuseppe Moltese cita proprio che gli accertamenti sulla qualità dei servizi delle cooperative denunciano condizioni “allarmanti”. Non solo: anche il risultato delle verifiche condotte dagli ispettori nelle varie strutture di accoglienza mostrano una sovrabbondanza di ospiti. Ma soprattutto, sono le condizioni igieniche ad essere davvero carenti: topi e blatte circolano indisturbati, a causa della mancanza di “derattizzazione e deblattizzazione, nonché più genericamente la scarsità delle prestazioni fornite”. Insomma, non si salva nulla: la suocera di Soumahoro, Marie Therese Mukamatsindo, non si interessava neanche delle minime condizioni di vita dei clandestini nelle strutture.

Clandestini usati per un solo scopo: i soldi

La cruda verità è questa. Non che non si fosse dedotta immediatamente, ma i dettagli che emergono la fanno risaltare ancora di più. Gli ospiti usati come giustificazione per l’unica cosa che interessava a chi dirigeva le cooperative: i soldi. Un crudo cinismo criminale, dunque, avrebbe animato la famiglia di Soumahoro. Per usare le parole scritte nelle carte dell’inchiesta, un programma “delinquenziale a gestione familiare”. La stessa che ha condotto all’indagine sulla moglie del parlamentare per le false fatture emesse con società fittizie, create allo scopo di ingannare il Fisco, nonostante la donna si definisca “totalmente estranea ai fatti”.

Alberto Celletti

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