Roma, 29 ago – Il nodo cruciale dell’inciucio M5S-Pd è ovviamente la spartizione delle poltrone. Mentre il premier dimissionario Giuseppe Conte si appresta a salire al Colle per riottenere l’incarico, dem e 5 Stelle si stanno scornando su chi sarà il vicepremier e sui ministeri. Il Pd vorrebbe Andrea Orlando vicepremier unico. In alternativa, Dario Franceschini, che potrebbe avere anche la delega ai rapporti con il Parlamento. In tal caso Orlando sarebbe sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Il Pd vuole sette ministeri di peso

Il Pd vuole sette ministeri di peso, tra cui anche il Viminale, in pole c’è il tecnico Franco Gabrielli, attuale capo della polizia, gradito anche ai 5 Stelle. Spetterebbe a lui il compito di “disinnescare” i decreti sicurezza salviniani. In lizza ci sono anche l’ex titolare del Viminale nel governo Gentiloni Marco Minniti e l’ex capo di gabinetto del Viminale Mario Morcone. I dem vogliono poi lo Sviluppo economico, con la vicesegretaria Paola De Micheli che il segretario Zingaretti spinge per far entrare nel governo. Per il Lavoro si fanno i nomi di Graziano Delrio, Tommaso Nannicini e Teresa Bellanova. Alla Giustizia dovrebbe rimanere l’attuale 5 Stelle Alfonso Bonafede così come alla Salute Giulia Grillo, e all’ambiente Sergio Costa. Anche la delicata casella dell’Economia è reclamata dal Pd: in lizza l’economista “figlia d’arte” Lucrezia Reichlin, il (triste) ritorno di Pier Carlo Padoan, Enrico Giovannini (ex presidente Istat). Ma al Mef potrebbe restare Giovanni Tria, considerato un tecnico (molto incline quindi a rispettare i diktat della Ue). Per gli Esteri, anche questo reclamato dal Pd, ci sono Paolo Gentoloni, se non dovesse diventare commissario europeo, e l’eurodeputato Roberto Gualtieri.


Adolfo Spezzaferro

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