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Roma, 28 set – Pasquale Tridico proprio non ci pensa a mollare la poltrona. Nel mirino da mesi per la gestione fallimentare della previdenza pubblica, il presidente dell’Inps è al centro di una nuova bufera per via dell’aumento di stipendio ma ribadisce che non intende dimettersi. Sull’aumento di stipendio da 62 mila a 150 mila euro lordi non c’è nulla da chiarire, “ha già detto tutto il comunicato della direzione del personale dell’Inps“, commenta Tridico. Per il numero uno dell’Inps quindi non c’è alcun caso su cui discutere.

Tridico: “Non c’è mai stata retroattività. Nessun pagamento di arretrati”

“Mancano i fatti”, dichiara Tridico, ribadendo che “non c’è mai stata reotroattività“. Come spiega al Corriere della Sera, “nessuno all’Inps ha mai disposto il pagamento di arretrati a suo favore“. L’aumento di stipendio, dice il presidente dell’Inps, decorre, come ha chiarito una nota dello stesso ministero del Lavoro, dall’insediamento del consiglio di amministrazione, di cui lo stesso Tridico è presidente, cioè dal 15 aprile 2020, e non è interpretabile come decorrente dalla nomina a presidente dell’Inps il 22 maggio 2019, ossia prima della riforma della governance che ha reintrodotto il Cda nell’istituto.

L’aumento è stato deciso dal governo giallofucsia

Proprio sulla data di decorrenza dell’aumento di stipendio aveva chiesto formali chiarimenti il collegio sindacale dello stesso Inps, poiché il decreto interministeriale firmato dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S) e dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (Pd) parlava di decorrenza dalla data di nomina. Quello che è sicuro che il notevole aumento di stipendio sia stato voluto dal governo Conte bis, nonostante il premier e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio – il principale sponsor di Tridico – prendano le distanze e chiedano chiarimenti. Sì, perché su quel regalo – di certo non per meriti sul campo – c’è il timbro della presidenza del Consiglio dei ministri.

Durigon: “Presidente deve lasciare non per aumento stipendio ma per gestione folle dell’Inps”

”Questo governo, e gli organi di sottogoverno non fanno eccezione, ci ha abituato a un attaccamento direi viscerale alle poltrone. Difficilmente qualcuno lascerà, anche di fronte a uno scandalo”, commenta Claudio Durigon, già sottosegretario al Lavoro nel primo governo Conte.  In un’intervista a Repubblica, l’esponente leghista chiarisce: ”Noi pensiamo che Tridico debba lasciare, ma non perché si sia aumentato lo stipendio, ma per la gestione folle dell’Inps in questi mesi. L’Istituto avrebbe dovuto pagare la Cassa integrazione entro il 14 aprile, ci sono lavoratori che ancora attendono“. E sui soldi in più a Tridico, la nota – precisa Durigon – “era stata predisposta dall’ufficio di gabinetto del ministro del Lavoro Di Maio e dell’Economia, all’epoca Tria. Io non ne ho mai saputo nulla. E ho il sospetto che il provvedimento si riferisse alla carica di commissario: il Cda non esisteva. Mai vista quella nota”. Tuttavia – ci tiene a precisare il leghista – è altamente improbabile che Conte non sapesse: “C’è sempre l’avallo della presidenza su una misura del genere“. In ogni caso, chiarisce, la Lega è ”estranea” alla vicenda: “Il Cda è stato nominato a febbraio dell’anno successivo, quando noi già non eravamo più al governo”.

Adolfo Spezzaferro

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