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Atene, 20 ago – Dopo quasi un decennio la Troika abbandona la Grecia, che da oggi è ufficialmente fuori dal terzo ed ultimo piano di salvataggio. Il Paese è salvo, almeno da un punto di vista contabile, così come non sembrano (per il momento) preoccupare le sorti dell’euro. Ma la situazione globale della penisola è se possibile ben peggiore rispetto a quella del 2009.
Erano gli anni del governo Papendreou, quando il leader socialista svelò al mondo i bilanci pubblici truccati dai suoi predecessori. Ne nacque una crisi del debito sovrano – destinata a catena a coinvolgere poi altre nazioni e specialmente quelle del Mediterraneo – trainata sempre più in fondo da una spirale di speculazione ordita sulle difficoltà dell’esecutivo ellenico. La conseguente e continua perdita di fiducia – gli investitori erano arrivati a chiedere rendimenti insostenibili per acquistare i titoli di Stato – fu il preludio all’arrivo degli aiuti internazionali, una serie di salvataggi che portarono con sé anche gli “esperti” di Ue, Bce e Fmi incaricati di dare il via a quel folle (quanto fallimentare) esperimento che passerà alla storia come austerità.
A fronte dei 240 miliardi messi a disposizione delle finanze elleniche nel corso del tempo, non si contano le manovre “lacrime e sangue” varate prima da Papandreou stesso (finito poi con il suo Pasok nel dimenticatoio della politica) e poi dal finto rivoluzionario Alexis Tsipras, con il suo referendum gettato nel cestino il giorno dopo il voto per continuare a seguire pedissequamente i diktat.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. I continui tagli – dalle decine di migliaia di dipendenti pubblici lasciati a casa agli infiniti aumenti delle tasse – hanno ridotto il Pil del 30%, facendo raddoppiare la disoccupazione dal 10 al 20% (ma è arrivata a superare anche il 25%), con punte per quanto riguarda quella giovanile anche oltre il 45%. Cali consistenti anche per i salari, crollati di quasi il 20% con conseguenze anche sul reddito delle famiglie, che soffrono sempre di più le ristrettezze: quelle sotto la soglia di povertà sono passate dal 20% del 2009 al 36% di oggi.
Si chiama svalutazione interna ed è verosimilmente, nell’impossibilità di svalutare la moneta per compensare i (naturali) squilibri fra diverse economie, l’unico modo per recuperare competitività e tornare a far respirare le casse pubbliche. Peccato che, nel mentre della devastazione sociale, i risultati non siano stati quelli sperati. La produttività del lavoro, ad esempio, è in lento ma costante calo (-10% in nove anni), con la bilancia dei pagamenti verso l’estero che è sì migliorata ma senza mai riuscire (a parte un singolo, brevissimo periodo nel corso del 2015) a tornare in positivo. La Troika in Grecia ha fatto il deserto e l’ha chiamato salvataggio.
Filippo Burla

10 Commenti

  1. Scandalosamente dei ” 240 miliardi messi a disposizione delle finanze elleniche nel corso del tempo” circa il 90% è andato alle banche tedesche e francesi e italiane per acquistargli i titoli greci da loro comperati a prezzo di saldo.Lo confesso’ lo stesso D’Alemsa in un intervista ma è un fatto noto.E le banche tedesche ci guadagnarono quasi 4 miliardi di euro dalla operazione di salvataggio!! E l’Italia aveva contribuito con decine di miliardi, nostri ovviamente ma finiti agli speculatori privati, incluse le banche private italiane

  2. E non dimentichiamo tutti i beni pubblici finiti in mano alla Germania, tra cui gli aeroporti.
    Non c’è più bisogno della Troika perchè la Grecia, ormai, è una colonia.
    Aspetto le prossime elezioni (se li lasceranno tornare a votare)… me le godrò ammirando un’alba dorata…

  3. Per Tsipras sarebbe meglio non ricandidarsi alle prossime elezioni e sparire proprio dalla Grecia…..finché beneficia ancora della “scorta”.
    Comunque, prima o poi qualcuno lo troverebbe, ovunque si nascondesse e…..regolerebbe i “conti”.
    Kali_spera….Alexis.

  4. […] Atene, 6 apr – La Grecia è salva, la prima casa dei greci non più. Così come gli aeroporti della penisola e tanti altri “collaterali” che Atene nel corso degli ultimi anni ha dovuto dare in pegno. In cambio di un sedicente piano di salvataggio che è riuscito nel mirabolante intento di riuscire a peggiorare una situazione già drammatica. […]

  5. […] Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Molto banalmente: il Mes interviene a sostegno delle finanze di una nazione in difficoltà (pur con tutte le storture procedurali di cui già si è detto) richiedendo però in cambio una serie di misure come quelle già sperimentate in Grecia. Parliamo dei vari “memorandum” che sono stati in grado di portare il Paese da una situazione critica ad una tragica. […]