Roma, 28 mag – In verità non sono state elezioni europee ma un referendum su leghismo e grillismo. Il risultato è piuttosto netto: gli italiani, dopo un anno di prova, vogliono più Salvini e meno Di Maio, meno sorrisi e più durezza nell’affrontare le questioni che affliggono il nostro paese. Non ha oltretutto fatto breccia nel cuore degli italiani votanti la vicenda grottesca delle dimissioni imposte al sottosegretario Siri raggiunto da un avviso di garanzia o del governatore Fontana anch’egli indagato. La giustizia ad orologeria, che intenderebbe scandire il tempo della politica dettandone gli equilibri, non piaceva ai tempi di Berlusconi e non piace al tempo del governo gialloverde.

Nonostante la campagna martellante di Di Maio sulla honestà, sul loro faccino pulito e sulla loro fedina penale linda, il 14% di coloro che votarono alle politiche scorse il Movimento oggi ha votato Lega. E questa migrazione di voti è avvenuta nel solito contesto di sputtanamento della classe dirigente fatta passare per un porcile, con la solita corruzione dilagante in cui i grillini sguazzano con gioia. Poi il reddito di cittadinanza è in vigore e la povertà, a detta del bibitaro del San Paolo, è stata sconfitta. Hanno perso e affogano nel bicchier d’acqua della loro insipienza. Cos’altro possono o debbono fare per, quantomeno, galleggiare? Probabilmente niente. Probabilmente la loro fine è iniziata quando è cominciato il successo ossia quando gli è stato chiesto di tradursi in classe dirigente, da barricaderi a statisti. E probabilmente adesso si appiattiranno sulle posizioni leghiste che evidentemente hanno avuto più successo.

Insipienza e leggerezza

Questo sarà il loro massimo: scopiazzare le mosse, sbirciare sui compiti altrui. Già sulla Tav il ministro Di Maio ha detto che è Conte ad avere il dossier e sulla flat tax ha garantito di voler, almeno quanto Salvini, introdurla nel modo più vasto possibile. Sulla sicurezza, vedrete, accadrà la medesima cosa: si appiattiranno sulle posizioni altrui. Specularmente a tutto questo, la Lega nazionale di Matteo Salvini ha ottenuto un risultato sorprendente attingendo da tutti i bacini elettorali possibili. Eppure governa assieme ai grillini e condivide con loro il Pil più basso d’Europa. E allora perché? Il motivo probabilmente riguarda l’indiscussa capacità della Lega, a livello locale, saper amministrare. Coloro che votavano storicamente Lega, assieme a coloro che l’hanno votata per la prima volta, vorrebbero fondere il modello locale con quello nazionale, per poi esportare il tutto in Europa. I cinque stelle, ove sono arrivati, hanno dato prova di profonda insipienza e leggerezza.

Una casta a Cinque Stelle

Eppoi c’è la questione dell’uomo forte al comando, interpretato magistralmente da Salvini ministro dell’Interno e capo partito che affronta il dramma dell’immigrazione, con sprezzo del pericolo e con un esaltante menefreghismo delle grottesche accuse penali rivoltegli dalla magistratura militante. Ecco, in questa prova di coraggio e di machismo, Di Maio ha saputo soltanto accodarsi al collega leghista interpretando l’amico che non abbandona il fratello perseguitato. Ma l’eroe popolare, quello chiamato per nome e non per cognome, rimane un altro. Il Movimento 5 stelle s’è fatto casta e non classe dirigente. Adesso, dopo aver rilasciato interviste imbarazzate e imbarazzanti, sfrecciano via sulle auto blu ignorando quei famosi bus che prima cavalcavano trionfanti per arrivare al Palazzo. Oggi non potrebbero reggere gli sguardi di chi quei bus deve prenderli per forza e non per moda. Vanno a braccetto col vero potere che imperversa in Italia ossia la magistratura, organizzando quel perenne teatrino per cui l’honestà è l’unico parametro utilizzabile per valutare un uomo di Stato, un po’ come se al medico venisse chiesta, prima di tutto, la fedina penale. E Benedetto Croce che affermava che il politico onesto è il politico capace? Chissà, avrà preso qualche tangente pure lui.

La sinistra di cartapesta 

A Riace e a Lampedusa stravince la Lega, segno che i bastioni di cultura e d’umanità esistono solo nella testa dei pariolini alla Gad Lerner abituati a fare i froci coi culi altrui. L’immigrazione si affronta con toni duri e misure definitive, esattamente come accade in tutti i Paesi del mondo, e un ministro che imbraccia un fucile sta banalmente mettendosi nei panni di chi, sprovvisto di scorta o palazzo blindato, s’organizza per difendere sé stesso e la sua proprietà privata da chi vorrebbe violentarlo e annichilirlo. Chissà se la sinistra, e con essa i grillini, capirà mai questo tipo di istinto di sopravvivenza. Pare di no, a sentir Cuperlo, il quale afferma che la Lega è il primo partito in Sardegna ossia dove il 33% non termina la scuola secondaria. Ed eccola qua la sinistra bon vivant, pacchiana e di cartapesta, oltremodo snob che ancora oggi festeggia per la tenuta di un 22% e per la supposta imbecillità di chi vota la destra maledetta. Si dicono d’esser pochi ma buoni, forti della certezza che solo la crème de la crème riesca ad afferrare il concetto di superiorità genetica che incarnano, traducendolo poi nel voto giusto. Il dramma, per loro, è che gli italiani lo hanno detto chiaramente: vogliono più Salvini.

Lorenzo Zuppini

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