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Il boss di Twitter Jack Dorsey esce di scena. Cosa c’è dietro questa mossa?

by Valerio Savioli
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jack dorsey

Roma, 30 nov — “Ho deciso di lasciare Twitter perché sono convinto che l’azienda possa andare oltre i suoi stessi fondatori”: così Jack Dorsey, cofondatore della famosa piattaforma social, in una recente dichiarazione annuncia le sue dimissioni da amministratore delegato (CEO) di Twitter, designando Parag Agrawal come suo successore alla guida della compagnia.

Twitter in breve

Termini come hashtag, tweet e retweet, sono entrati nel nostro vocabolario di recente e la ragione si deve proprio a Jack Dorsey e a Twitter, piattaforma che oggi conta 328 milioni di utenti attivi[1], con circa 500 milioni di tweet giornalieri.

L’idea di una piattaforma social di microblogging nacque verso la fine degli anni Novanta, quando Jack Dorsey frequentava la New York University. Una volta lasciata l’università e recatosi in California Dorsey diede vita alla sua intuizione: correva l’anno 2006 e Dorsey originariamente immaginava Twitter come una piattaforma di comunicazione basata sullo stile degli SMS, imponendo un limite di 140 caratteri, aumentato poi a 280 nel 2017. Dalle ceneri di Odeo, un’altra startup californiana, nacque così Twitter (Twittr in origine).

La comunicazione stringata e concentrata e una serie di circostanze favorevoli, hanno fatto sì che la piattaforma diventasse negli anni anche un punto di riferimento per politici, cronisti, star dell’intrattenimento e addirittura per il Papa. Il flusso costante di tweet rimane una fonte inestimabile di raccolta dati da parte delle Big Tech, aspetto che abbiamo già richiamato più volte per importanza economica, politica e sociale.

Nel 2009 Dorsey è stato cofondatore di Square[2], di cui è l’attuale amministratore delegato, una piattaforma dedicata ai pagamenti elettronici su dispositivi mobili ed è inoltre noto il suo forte interesse nei confronti del mondo delle criptovalute. Jack Dorsey, come tanti astri dell’ormai notoria Silycon Valley, non è esente da comportamenti eccentrici. E’ nota la adesione alla pratica spirituale Vipassana.

Polemiche e controversie

Twitter è si è ritrovato al centro di alcune controversie: dalle cosiddette fake news, ai presunti troll russi capaci di influenzare le elezioni americane del 2016, alla sospensione di determinati account, che hanno generato ampie critiche in tutto il mondo.

Perché lasciare quindi?

“Dopo quasi 16 anni in cui ho ricoperto un ruolo nella nostra azienda… da co-fondatore a CEO, a Presidente, a Exec Chair, a CEO ad interim a CEO… ho deciso che è finalmente giunto il momento per me di andarmene. Come mai? Si parla molto dell’importanza che un’azienda sia ‘guidata dal fondatore’. In definitiva, credo che sia gravemente limitante e un singolo punto di fallimento. Ho lavorato duramente per garantire che questa azienda possa staccarsi dai suoi fondatori. Ci sono 3 ragioni per cui credo che ora sia il momento giusto. […] Il primo è Parag (Parag Agrawal, il nuovo CEO nda) che diventa il nostro CEO. Il consiglio ha condotto un processo rigoroso considerando tutte le opzioni e ha nominato all’unanimità Parag. È stata la mia scelta per un bel po’ di tempo data la sua profonda comprensione dell’azienda e delle sue esigenze. […] Il secondo è Bret Taylor che accetta di diventare il nostro presidente del consiglio. […] Il terzo siete tutti voi. Abbiamo molta ambizione e potenziale in questa squadra”. Queste le parole di Dorsey in un memo interno all’azienda, il quale lo stesso amministratore ha voluto rendere pubblico attraverso il suo profilo Twitter[3].

Nel marzo del 2020 Dorsey è stato quasi estromesso quando Elliott Management[4], già stakeholder di Twitter, aveva cercato di sostituirlo[5]. Il fondatore di Elliott Management e investitore miliardario Paul Singer si era chiesto se Dorsey potesse gestire contemporaneamente sia Twitter che Square[6]. Singer ha chiesto così le dimissioni di Dorsey dalla carica di CEO di una delle due società[7].

Dorsey sarà inoltre probabilmente grato per l’opportunità di non dover più affrontare il Congresso in una serie apparentemente infinita di udienze. Il cofondatore di Twitter è stato infatti trascinato davanti al Congresso diverse volte negli ultimi anni in merito al quanto accennato poco sopra, soprattutto in merito alle accuse di censura rivolte al suo social network[8].

Un futuro a tinte (ancora) più fosche

Sotto un profilo meramente economico la società ha dichiarato all’inizio di quest’anno che mira ad avere 315 milioni di utenti attivi giornalieri “monetizzabili” entro la fine del 2023 e a raddoppiare almeno le sue entrate annuali. Si parla inoltre di un nuovo modello di abbonamento a tre dollari al mese[9], mentre sotto l’aspetto della spesso citata agenda politica progressista e sulla libertà di espressione, il nuovo amministratore delegato sembra avere le idee chiare.

“Se non distinguono tra musulmani ed estremisti, allora perché dovrei distinguere tra bianchi e razzisti“, ha twittato tra virgolette il CEO di Twitter in arrivo Parag Agrawal nel 2010, e ancora in un’intervista dello scorso anno: “Il nostro ruolo non è quello di essere vincolati dal Primo Emendamento… concentrandoci meno sul pensare alla libertà di parola, ma pensando a come sono cambiati i tempi[10]“.

Parag Agrawal è un esperto informatico di 37 anni con un dottorato di ricerca a Stanford che ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo della tecnologia di intelligenza artificiale dell’azienda, il tutto rimanendo in gran parte fuori dalla vista del pubblico. “Twitter sta ora eseguendo un ambizioso piano pluriennale per aumentare drasticamente la portata e il valore dell’azienda e attendiamo con impazienza il prossimo capitolo della storia di Twitter”, hanno dichiarato il socio amministratore della società Jesse Cohn e il senior portfolio manager Marc Steinberg. “Avendo conosciuto sia il presidente entrante Bret Taylor che il CEO entrante Parag Agrawal, siamo fiduciosi che siano i leader giusti per Twitter in questo momento cruciale per l’azienda”.

Queste le dichiarazioni del fondo di investimenti Elliott[11], già importante azionista Twitter.

Valerio Savioli

[1] In merito alla qualità degli utenti, rispetto alla quantità, in termini meramente finanziari: https://www.cnbc.com/2021/02/25/twitter-sets-goals-to-double-revenue-reach-315-million-users-by-end-of-2023.html

[2] https://squareup.com/us/en

[3] https://twitter.com/jack/status/1465347002426867720/photo/1

[4] https://forbes.it/2020/03/02/il-fondo-elliott-entra-in-twitter-e-paul-singer-detta-le-leggi-via-subito-il-ceo-jack-dorsey/

[5] https://www.cnbc.com/2020/02/28/elliot-managements-paul-singer-seeks-to-replace-twitter-ceo-jack-dorsey-source-says.html

[6] Anche le intenzioni di trasferirsi in Africa, da parte di Dorsey, furono una delle motivazioni addotte alla richiesta di dimissione come CEO.

[7] https://www.wsj.com/articles/for-jack-dorsey-its-no-longer-hip-to-be-square-at-twitter-11638211237

[8] Per un estratto: https://www.youtube.com/watch?v=dCb9ABk-BVk&ab_channel=CNET

[9] https://www.cnet.com/tech/services-and-software/twitter-to-call-subscription-service-twitter-blue-charge-3-a-month-report-says/

[10]https://twitter.com/disclosetv/status/1465351179538509826?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1465351179538509826%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.informationliberation.com%2F%3Fid%3D62713

[11] https://www.prnewswire.com/news-releases/elliott-releases-statement-on-leadership-change-at-twitter-301433063.html

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Elon Musk all’assalto di Twitter: diventa maggiore azionista ed entra nel Cda - 6 Aprile 2022 - 6:19

[…] Grande entusiasmo — è ancora da capire se sia circostanziale o meno — dimostrato dal ceo di Twitter, Parag Agrawal. Musk, ha twittato, «porterà un valore aggiunto al board. È sia un appassionato sostenitore, sia un ardente critico del servizio ed è esattamente quello di cui abbiamo bisogno». Alcuni istanti dopo è arrivato il tweet di risposta del miliardario. «Non vedo l’ora di lavorare con Parag e il board per portare miglioramenti significativi nei prossimi mesi». E chissà cosa intende Musk per «miglioramenti significativi», proprio lui che da sempre si batte per una maggiore libertà di espressione sul social, avendo stigmatizzato a più riprese le policy censorie della piattaforma, inaspritesi dopo il cambio di guardia tra Dorsey e Agrawal.  […]

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