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Roma, 2 feb – Sorpresa per gli scettici, il vaccino russo Sputnik V funziona. E a dirlo stavolta non è solo il Cremlino, cosa che fornirebbe una garanzia relativa. Ad affermarlo è una delle più importanti riviste scientifiche internazionali, non certo tacciabile di particolari simpatie nei confronti della Russia di Vladimir Putin. Secondo i risultati preliminari di uno studio di fase 3 pubblicato dall’inglese The Lancet, il vaccino Sputnik V – somministrato in 2 dosi a distanza di 21 giorni l’una dall’altra – ha un’efficacia del 91,6% contro il Covid.

Una percentuale notevole e da molti inaspettata, con l’effetto protettivo che oltretutto non è statisticamente diverso per gli over 60 rispetto alle persone dai 18 ai 60 anni. Il profilo di sicurezza è considerato poi alto, visto che la gran parte – il 94% – degli effetti avversi si presenta in forma lieve. Ad annunciarlo i risultati dello studio di The Lancet è stato il Gamaleya National Research Centre of Epidemiology and Microbiology del ministero della Salute di Mosca e dal fondo sovrano russo Rdif (Russian Direct Investment Fund).

Sputnik V, la valutazione di Lancet

“Il vaccino – si legge nel documento – ha indotto una robusta risposta umorale (chiamata anche risposta anticorpale) e una risposta immunitaria cellulare risposta cellulare (chiamata anche risposta delle cellule T) con dati da 342 e 44 partecipanti, rispettivamente. Sei dei 342 partecipanti non hanno costruito una risposta immunitaria dopo la vaccinazione, probabilmente a causa dell’età avanzata o caratteristiche individuali. Lo studio ha incluso 2.144 partecipanti di età superiore ai 60 anni, e l’efficacia del vaccino è stata del 91,8% in questo gruppo. Il vaccino è stato ben tollerato e i dati sulla sicurezza di 1.369 di questi adulti anziani hanno rilevato che gli eventi avversi più comuni erano sintomi influenzali e reazioni locali”.

E’ chiaro a questo punto che il vaccino russo potrebbe essere preso in considerazione seriamente anche dai Paesi europei, considerato peraltro il taglio delle consegne del 60-70% annunciato da AstraZeneca per il primo trimestre di quest’anno. Gam-COVID-Vac, nome scientifico dello Sputnik V, è basato su  adenovirus modificato e viene già ampiamente utilizzato in Russia. Autorizzato anche in Iran, Ungheria e in diverse nazioni del Sud America, ora attende di “sbarcare” anche dalle nostre parti, previo chiaramente il via libera delle autorità sanitarie.

Le reazioni allo studio di Lancet

“Ottima notizia, il vaccino ‘russo’ ha un’efficacia superiore al 90%. Un altro vaccino dall’efficacia eccezionale con un meccanismo simile ad AstraZeneca, ma con una differenza fondamentale di cui parleremo”, commenta Roberto Burioni, virologo dell’Università San Raffaele.

“Lo Sputnik V è uno dei soli tre vaccini al mondo con un’efficacia superiore al 90% ma li supera in termini di sicurezza, facilità di trasporto grazie ai requisiti di conservazione da +2 a +8 gradi e un prezzo più conveniente”, dice Kirill Dmitriev, CEO del Rdif. Se le cose stessero davvero così, a maggior ragione per il vaccino russo dovrebbe aprirsi un’autostrada.

Ieri a dire sì al vaccino russo è stato anche Matteo Bassetti, infettivologo e direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. “Aprire al vaccino russo sarebbe ancora di più oggi una decisione di buon senso alla luce dell’ultima decisione di Aifa di limitare il vaccino di AstraZeneca ai meno anziani”, ha dichiarato Bassetti.

Eugenio Palazzini

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