Roma, 11 set – Abbiamo già trattato in precedenza il fervore della Caritas Italiana riguardo all’accoglienza dei migranti in Italia. Impegno che si è concretizzato in una sezione apposita, denominata Caritas InMigration. L’associazione religiosa è tornata protagonista perché, su invito della Conferenza Episcopale Italiana, si è resa disponibile per accogliere i migranti “sequestrati” sbarcati dalla nave Diciotti della Guardia Costiera. Una ghiotta occasione per promuovere internazionalmente i valori cristiani testimoniati dall’attuale Curia vaticana.

Dopo lo sbarco a Catania, 100 migranti sedicenti eritrei sono stati portati al Centro Mondo Migliore della Caritas di Rocca di Papa (ormai vuota dopo l’allontanamento volontario di tutti gli accolti), gestita dalla cooperativa Auxilium dei fratelli Angelo e Pietro Chiorazzo. I costi dell’accoglienza sono stati finanziati dall’8×1000 messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana. Negli ultimi 3 anni, la Caritas ha ospitato 26.000 immigrati, grazie soprattutto ai fondi dello SPRAR del Ministero dell’Interno. Sapendo che la durata media per esaminare una richiesta di asilo è 18 mesi, si può stimare che l’associazione religiosa ha beneficiato di quasi 500 milioni di euro derivanti dalle tasse pagate dai contribuenti italiani.

Torniamo alla coop bianca Auxilium che gestisce il Centro Mondo Migliore. Durante le udienze in Tribunale riguardanti Mafia Capitale, sono state rese note intercettazioni investigative in merito alle conversazioni di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati (gli stessi che hanno stimato che il business dell’accoglienza rendeva più del mercato della droga) in cui questi affermano che “Loro stanno in posizione di forza” e “Loro c’hanno i Prefetti” suggerendo che i fratelli Chiorazzo avessero dei rapporti diretti con l’allora Viminale, come scritto da Fabio Amendolara sulla Verità il 31 agosto scorso. Angelo Chiorazzo, nelle medesime udienze, ha confermato di avere “semplici rapporti di conoscenza” con l’ex Viceministro Filippo Bubbico, 

Negli ultimi anni e grazie al cristiano business dell’accoglienza dei poveri migranti, la cooperativa Auxilium ha visto il suo fatturato crescere massicciamente, fino ai 61,1 milioni di euro del 2016, con un utile pari a 543.000 euro. Un settore che fino al 2017 non è stato colpito dalla crisi economica. Il bilancio del 2018 non sarà senz’altro così florido dopo la chiusura dei porti italiani alle ONG. Dal centro di Rocca di Papa, 8 sedicenti immigrati eritrei sono stati trasferiti nel centro “Casa Suraya” della Caritas Ambrosiana, gestita dalla cooperativa Farsi Prossimo.

Sebbene come riferisce il direttore della Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, gli immigrati abbiano “dormito tutto il viaggio da Rocca di Papa fino a Milano” perché “stanchi e provati”, alcuni di loro sono stati immediatamente ingaggiati per una conferenza stampa organizzata al loro arrivo, e quindi buttati in pasto ai cronisti.

Anche la onlus Farsi Prossimo ha un bilancio degno di nota: entrate per 12.284.690 di euro e utili per 2.119.855 di euro nel 2017. Valori lontani da quello che l’opinione pubblica si aspetterebbe da una onlus. Degli immigrati affidati alle cure della Conferenza Episcopale Italiana e poi distribuiti tra le diverse Caritas, 52 si sono dati alla macchia appena gli è stato possibile.

Perché delle persone che hanno dichiarato di essere fuggite da guerra, fame, torture e violenze di ogni tipo, hanno rifiutato di procedere nella richiesta dello status di asilo, oltre al vitto e all’alloggio gratuito?

La risposta fa capitombolare ogni retorica a cui siamo stati sottoposti negli ultimi anni: gli sbarcati della Diciotti, come in media l’85% degli arrivati in Italia negli ultimi anni, sono in larga maggioranza migranti economici che si sono affidati consapevolmente ai trafficanti di esseri umani, e una gran parte di questi si sono dichiarati eritrei per accedere all’asilo automatico (tutti i migranti arrivano senza documenti di riconoscimento perché “sequestrati dai trafficanti”, ma a nessuno manca uno smartphone). Una volta giunti nei centri e lasciati liberi di circolare, per paura di essere scoperti non eritrei (30% dei casi verificati), sono fuggiti per raggiungere i Paesi del nord Europa che vantano altresì un welfare più generoso.

Una ulteriore riprova arriva il 10 settembre, quando la Polizia di Ventimiglia ha riconosciuto e fermato 34 migranti della Diciotti su un pullman noleggiato da Baobab Experience, con a bordo anche quattro operatori dell’associazione, che ricordiamo essere finanziata dalla Open Society Foundations di George Soros. Altri 21 della Diciotti erano stati riconosciuti dalle Forze dell’Ordine nei giorni precedenti, dei quali 19 già scomparsi nuovamente.

L’attività nel nostro Paese di Caritas Italiana non si limita all’accoglienza dei migranti, ma si spinge oltre con la creazione di documentazioni e materiale informativo pro immigrazione e pro ONG.

Lo scorso febbraio, l’associazione religiosa ha pubblicato “10 cose da sapere su migranti e immigrazione che fa da sponda al più noto Fact-checking” divulgato dalla sorosiana Open Migration.

La trattazione è intervallata da “la chiesa si impegna”, attività nelle quali la Caritas e la CEI si sono adoperate in difesa delle ONG e in supporto delle immigrazione irregolare (che abbiamo già trattato nella precedente inchiesta): “La campagna di diffamazione contro le ONG che hanno portato avanti, dopo la chiusura del programma Mare Nostrum, attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, ha travolto tutte le organizzazioni che svolgono iniziative di solidarietà e tutela dei diritti umani. La vita umana sta sopra ad ogni altra questione. E’ per questo che la Chiesa italiana ha voluto sostenere concretamente le attività di ricerca e soccorso per prevenire la morte di migliaia di uomini, donne e bambine che continuano a partire dalla Libia. Per stare a fianco di chi salva le vite umane, di chi svolge attività di solidarietà, di chi si batte per affermare i diritti umani per tutti, la Caritas Italiana ha dato il via al progetto Warm Up che vede la distribuzione di migliaia di KIT (contenenti abbigliamento da distribuire durante le operazioni di salvataggio) alla Marina Militare, alle ONG e alla Guardia Costiera”.

Non solo sostegno alle ONG e all’immigrazione irregolare e eterodiretta: Caritas e CEI hanno sostenuto anche una vera campagna politicaL’Italia sono anch’io”, organizzata dalle associazioni sorosiane capeggiate dai Radicali Italiani, per l’approvazione della legge sullo ius soli in Italia: “In questo contesto hanno dato il loro apporto alla Campagna “L’Italia sono anch’io”, soprattutto sul fronte promozionale, in un’ottica di sensibilizzazione delle comunità diocesane e parrocchiali. E’ fondamentale per Caritas e Migrantes favorire il confronto e il dibattito su un tema così importante, per aiutare a comprendere che l’immigrazione non costituisce un appesantimento dei problemi attuali dell’Italia, ma può essere un apporto ulteriore alla loro soluzione”.

Per la Caritas non esiste in Italia un business dell’accoglienza ma “è un sistema che in molte realtà depresse del nostro paese, in particolar modo nel meridione, consente di rivitalizzare l’economia locale garantendo lavoro a strutture ricettive che rischiavano di chiudere e impiegando molti giovani che diversamente avrebbero dovuto scegliere la strada dell’emigrazione. Dunque è innegabile che l’aumento della spesa pubblica per l’accoglienza dei migranti ricada sul territorio italiano, finanziando lavoratori ed imprese italiane”. Peccato che l’indotto generato non abbia minimamente raggiunto i 5 miliardi medi spesi annualmente dall’Italia per i costi dell’accoglienza e che i proventi siano rimasti nelle tasche delle varie coop rosse e bianche.

A proposito del possesso diffuso di smartphone dei migranti sbarcati nei porti italiani, Caritas giustifica il fatto argomentando che “la comunicazione, soprattutto quando parliamo di persone in movimento, è una questione di sopravvivenza: soltanto così è possibile scambiarsi informazioni “di servizio” legate al viaggio stesso e ai possibili rischi nei quali essi incorrono”. L’associazione religiosa dovrebbe spiegarci un altro fatto rilevante: come mai ai migranti in Libia vengono sequestrati i documenti di identità dai trafficanti e non gli smartphone che potrebbero contenere degli screenshot dei suddetti?

Questi sono solo alcuni punti risibili del documento di Caritas “10 cose da sapere su migranti e immigrazione”, che invitiamo a leggere in toto per verificare le diverse inesattezze riportate.

Chiudiamo con Migradvisor”, applicazione per smartphone sviluppata dalla Caritas, in collaborazione con l’Ambasciata Americana in Italia, “per orientare i migranti sui servizi presenti sul territorio nazionale”.

Aspettiamo con fiducia che le associazioni religiose progettino altresì “Italianadvisor”, un’applicazione che possa orientare i 5 milioni di poveri assoluti italiani.

Francesca Totolo

5 Commenti

  1. Sicuri nella loro impunità, arroganti nella loro ricchezza, per la caritas esiste una sola verità………. italiani alla fame e negroidi con lo smartphone……… che schifo.

  2. ….la religione è business… pregano il loro dio con le mani giunte sul portafoglio…Via l’8X1000 e applicare tassazioni sui beni del vaticano e chiese varie…Se no si fa, è solo tempo perso in chiacchiere inutili..

  3. sempre emblematica la mancanza di fantasia e creatività di questi mentecatti; si va da uno YOU DEM a questo MIGRADVISOR—– il problema è che comunque senza i bei soldi cacciati a forza dai cittadini italiani questi non saprebbero nemmeno loro in prima persona come fare per guadagnarsi la pagnotta,altro che “migrandi”….

  4. Visto lo straordinario amore che muove tutto ció, auspico che siano loro ad emigrare in massa verso i paesi d’origine dei loro ‘fratelli’, dove potranno realizzarsi ancora di più, aiutando tutti quelli che vogliono (non a nostre spese)

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