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Roma, 12 giu – Se le partite di calcio avessero peso nello scacchiere geopolitico, il Mediterraneo tornerebbe in men che non si dica ad essere mare nostrum. Potremmo porre un freno a chi contribuisce alla destabilizzazione del Medio Oriente e opporci all’occupazione di spazi strategici nel Nord Africa. Il Sud dell’Europa, ad esempio, non sarebbe più minacciato da spinte migratorie eterodirette. Voli pindarici a parte, con il 3 a 0 di Italia Turchia continua però l’implacabile marcia azzurra . Gara d’esordio ad Euro 2020 compresa, i risultati utili di fila ora sono 28.



La cerimonia inaugurale

Il profumo dell’Italia – e tutto il suo potenziale – si sarebbe dovuto respirare già nel prepartita con le Frecce Tricolori. Il sorvolo del cielo romano avrebbe ricordato al vecchio continente che in quanto a tecnica, genio e creatività non siamo mai stati secondi a nessuno. Ma, a causa dei palloncini a elio ancorati al suolo dal cerimoniale Uefa, lo spettacolo della pattuglia acrobatica dell’Aeronautica militare è stato annullato. Confermato invece il talento vocale di Andrea Bocelli, altra eccellenza italiana, esibitosi nel “Nessun dorma”. Certo, le gradinate dell’Olimpico al gran completo sarebbero state la cornice perfetta per questo quadro di orgoglio tricolore: per ora (non) ci accontentiamo dei pochi tifosi, accolti dai figli migliori della Roma calcistica, Alessandro Nesta e Francesco Totti.

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La prima frazione

Italia e Turchia la guerra – quella vera – se la sono sempre fatta, come a Otranto e Lepanto. Ma anche in Cirenaica e Tripolitania, regioni nordafricane poi unificate nell’odierna Libia. E, sportivamente parlando, quella di ieri è stata tutto sommato una gradevole battaglia. Azzurri – in maglia bianca – pazienti con i rossi che fanno muro già dalla trequarti. L’11 del Mancio è il 4-3-3 ipotizzato alla vigilia: Donnarumma tra i pali, Bonucci e Chiellini centrali di difesa, Jorginho in regia. Catena di destra affidata a Florenzi, Barella e Berardi, quella mancina a Spinazzola, Locatelli e Insigne. Immobile in posizione di centravanti.

Sugli spalti i circa 3mila anatolici si fanno sentire, in proporzione molto di più rispetto ai nostri connazionali. Pochi – per fortuna – i folkloristici tifosi muniti di trucco e parrucco verde-bianco-rosso. Gara che si accende solo al diciottesimo: Berardi per Insigne che dalla sua mattonella fa partire un impreciso destro a giro. Tre giri di lancette ed è Chiellini, di testa su calcio d’angolo dello stesso napoletano, a impegnare l’estremo difensore turco Cakir. Buon ritmo ma pochi spazi, con Donnarumma che si sporca i guantoni solo alla mezz’ora.

Il secondo tempo: l’Italia annichilisce la Turchia

La ripresa inizia con un cambio per parte. Tra i nostri, fuori Florenzi dentro Di Lorenzo. Giusto il tempo per concedere un contropiede al neo-entrato Ünder e Berardi accende la luce. Dal lato destro dell’area di rigore, traversone tagliato: Demiral devia verso la propria porta, al 53′ siamo avanti 1-0. Dieci minuti abbondanti di presidio della metà campo avversaria per confezionare la rete del 2-0 con Immobile puntuale a sfruttare una ribattuta su tiro di Spinazzola. Ora dominiamo in lungo e in largo, spazio quindi a Cristante, Chiesa e Belotti. In mezzo la Turchia ci regala palla ai venti metri: tutto facile per Insigne che fa 3-0 su assist del Ciro laziale.

Mentre si continua a giocare sul velluto, la girandola dei cambi si conclude con l’ossigenato Bernardeschi che sostituisce l’ala destra del Sassuolo. Ultimo sussulto al 92′, Chiellini salva l’imbattibilità – nona partita senza incassare – con un bell’intervento in scivolata. Ai turchi non rimane che rincorrere: almeno con il pallone tra i piedi, l’Italia – giovane, bella e concentrata – è ripartita alla grande.

Marco Battistini

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