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Guardare al futuro con fiducia, per il settore turistico, non è facile in assenza di prospettive certe. Molti aspiranti turisti, per il momento, si limitano a viaggiare con l’immaginazione, sfogliando le pagine dei magazine o navigando sul web alla scoperta di alberghi diffusi, hotel eco-friendly nel bosco e percorsi di trekking a prova di principiante. Oppure, più banalmente, del classico hotel di lusso ai Tropici, fra acque turchesi e atolli esclusivi. Solo i più arditi si sono azzardati a riservare una stanza o una casa vacanze, giocando d’anticipo rispetto all’avvio della stagione estiva e approfittando di formule flessibili. La tendenza generale è, giocoforza, quella di aspettare e di fare affidamento sulla prenotazione last minute: anzi, last second. In attesa di ricominciare a viaggiare – e di riscoprire una sensazione ormai dimenticata, il relax – abbiamo chiesto a Massimo Vanzulli, founder di Erga srl, di condividere la propria visione e di provare a ragionare con noi sul futuro del settore.



Che tipo di esperienze ricercherà il viaggiatore leisure nel prossimo futuro?

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 “Personalmente, credo che le persone desidereranno attività sempre più VERE: esperienze autentiche che portino a scoprire un territorio – e la sua gente – al di là degli stereotipi. L’Italia, da questo punto di vista, offre una miriade di microcosmi da esplorare. La parola chiave è biodiversità: dal punto di vista ambientale, ma anche culturale. Valorizzando, oltre alle destinazioni top, le piccole realtà che offrono una dimensione più raccolta e più rarefatta dal punto di vista delle presenze turistiche”.

La sua società, Erga, punta sul turismo esperienziale – oltre che sui servizi di qualità e sulla ricerca dell’eccellenza – per offrire un prodotto coinvolgente. Cosa rende un contenuto attrattivo agli occhi di un turista “consapevole”, interessato a costruire un’esperienza di viaggio unica?

“Creare un contenuto “vero” esige un lavoro importante: spesso il prodotto è piatto perché è semplicemente una sorta di copia incolla, anziché frutto di un lavoro di ricerca. Un’altra causa di appiattimento è che l’investimento, spesso, viene fatto solo sul piano organizzativo, trascurando l’aspetto culturale e la cura dei contenuti. Il viaggio è “unico” solo se le esperienze derivano da un’attenta progettazione e sono profondamente radicate nel territorio, non la semplice riproposizione di luoghi comuni. Il viaggiatore, a mio parere, cercherà un’esperienza che non sia l’esclusività fine a se stessa, o il “famolo strano”, cioè una forma di evasione generica, da consumare in fretta e da dimenticare altrettanto velocemente. Cercherà, al contrario, un’esperienza che porti con sé un giudizio culturale e che lasci una traccia nel suo pensiero.”

Per quanto riguarda le escursioni e le attività organizzate, quali saranno i prodotti più richiesti?

“Molto probabilmente le attività outdoor saranno privilegiate, riuscendo ad attrarre un pubblico sempre più ampio: non solo gli sportivi e gli amanti delle vacanze attive, ma anche il classico turista sedentario, storicamente interessato solo al relax e al buon cibo. Senza nulla togliere all’enogastronomia di eccellenza che in Italia è sempre una calamita, accanto ai tesori culturali. Forse i tour di gruppo perderanno terreno a vantaggio dei progetti individuali. In realtà, però, nessuno di noi sa davvero cosa succederà”.

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