Roma, 24 dic — Il sergente maggiore Hartman di Full Metal Jacket si rigirerebbe nella tomba: stando a quanto riportato da FoxNews i marines Usa starebbero per dire addio ai «saluti specifici per genere» ai membri anziani del corpo, yes sir e yes ma’am (sissignore e sissignora) per evitare il rischio di misgendering. Ovvero, di rivolgersi a un marine anziano trans o non binario con la declinazione di genere sbagliata, che risulterebbe quindi offensiva e discriminatoria. Non sia mai che un semplice private si faccia scappare un «sissignore» di fronte a un energumeno di due metri in divisa, tacchi e parrucca.

I saluti sissignore e sissignora saranno banditi dal corpo dei Marines

La decisione si basa su di un rapporto accademico — commissionato nel 2020 dal Corpo dell’Università di Pittsburgh — riportato da Fox News che raccomanda al Corpo dei Marines di sbarazzarsi di questi saluti. «Invece di dire “sissignora” o “sissignore”, le reclute in questi servizi si riferiranno ai loro istruttori di esercitazione utilizzando i ranghi o ruoli seguiti dai loro cognomi. Gli “identificatori di genere” usati precedentemente costringono le reclute a pensare o cercare visivamente il sesso di un istruttore di esercitazione prima del loro rango o ruolo», si legge. «Insegnando alle reclute a utilizzare identificatori neutri rispetto al genere per i loro istruttori, i servizi sottolineano l’importanza di rispettare le figure autorevoli indipendentemente dal genere».

Un fiume di soldi 

Il rapporto, lungo 783 pagine è costato 2 milioni di dollari è frutto del lavoro di due anni da parte dei ricercatori del Warrior human performance research Center dell’Università di Pittsburgh, precisa il New York Post.

La questione si è diffusa online con rapidità polarizzando inevitabilmente l’opinione pubblica americana. Una consistente fetta di utenti social ha commentato la notizia dell’addio al «sissignore, sissignora», con incredulità siglandola come «uno scherzo dei nostri militari», certi che «i marines non permetterebbero di sicuro un cambiamento simile». «Ecco un altro motivo per uscire dal Corpo dei Marines», ha scritto un ex membro aggiungendo: «Siamo combattenti, non politici». Non resta che prendere atto dell’ennesimo appecoronamento alle politiche gender e scherzarci su, come il podcaster Craig Chamberlain che ha amaramente commentato: «Almeno sappiamo che se catturati dal nemico, i nostri soldati saranno pronti a usare i pronomi giusti».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. E questi dovrebbero salvare il mondo… Da dove vieni ragazzo… Dal montana signore…dal montana vengono solo i tori e le checche e io non vedo le corna

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