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L'Ue contro l'Italia: con questa manovra meno Pil e deficit alle stelle

by Adolfo Spezzaferro
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Bruxelles, 8 nov – La Commissione europea stima che il deficit nominale dell’Italia salirà al 2,9% nel 2019. Uno scenario peggiore quindi rispetto a quello previsto dal governo italiano, che nel Documento programmatico di bilancio parla di deficit al 2,4% il prossimo anno.
Secondo la Commissione Ue, il deficit nominale dovrebbe poi salire addirittura al 3,1% nel 2020 contro il 2,1% indicato dal governo nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza.
Ma attenzione, la stima di Bruxelles non include le clausole di salvaguardia (ossia le misure per “salvaguardare” i vincoli Ue di bilancio dalle spese previste, in sostanza per tutelare i saldi di finanza pubblica) che sono state previste nella nota di aggiornamento del Def. Il deficit per il 2018 è invece previsto al 1,9% dalla Commissione.
Stabile al 131% il rapporto debito/Pil nel corso del triennio 2018-2020.
Ma le stime negative non finiscono qui. Per la Commissione, infatti, il Deficit/Pil strutturale dell’Italia, ossia al netto delle misure una tantum e degli effetti del ciclo economico, nel 2019 peggiorerà passando dall’1,8% quest’anno al 3% l’anno prossimo e aumentando ulteriormente nel 2020 al 3,5%.
Un raddoppio del deficit in due anni che conclamerebbe come l’Italia non rispetti le regole del Patto di stabilità. Insomma, con questi numeri Bruxelles ha la strada spianata per aprire la procedura d’infrazione. Ricordiamo che secondo le regole Ue il governo dovrebbe ridurre dello 0,6% il deficit/Pil strutturale l’anno prossimo.
La Commissione Ue ha inoltre ridotto la stima di crescita del Pil dell’Italia nel 2019 portandola da 1,3% (stima di metà luglio) all’1,2%. Nel 2020 si prevede +1,3%. Anche in questo caso i numeri di Bruxelles sono peggiori di quelli del governo italiano, che prevede per l’anno prossimo +1,5% e per il 2020 +1,6%.
Secondo le previsioni Ue, insomma, l’Italia si conferma così ultima per crescita in tutta Europa sia per il 2018 che per il 2019 e il 2020.

Il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici è convinto del fatto che sul deficit italiano “le nostre previsioni differiscono da quelle del governo, a causa delle nostre previsioni sulla crescita, che sono più conservative, delle previsioni sulla spesa che sono più alte, in particolare per la più alta spesa per interessi“.
Tuttavia, chiarisce Moscovici, “queste previsioni sono fatte sulla base del Documento programatico di bilancio ricevuto il 16 ottobre, ma la situazione può essere diversa quando arriverà la risposta” del governo.
Insomma, le stime potrebbero migliorare qualora il governo gialloverde rivedesse la manovra, in ossequio dei diktat di Bruxelles.
Siamo alle solite, quindi. Vedremo ora come le stime negative della Ue incideranno sui mercati e sullo spread. Vedremo quanto danneggeranno l’Italia.
Adolfo Spezzaferro

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2 comments

Cesare 8 Novembre 2018 - 2:55

Ma ancora qualcuno crede a questi pupazzi dei banchieri centrali proprietari della BCE privata e di banca d’italia privata e di tutte le altre banche??

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Cesare 9 Novembre 2018 - 9:48

interessante notizia dal sito libreidee.org;

Spread manipolato, Oettinger e Moscovici denunciati al pm
09/11 •
Sparlate pubblicamente della manovra gialloverde, incidendo sullo spread? E noi vi denunciamo alla magistratura. E’ stata depositata presso le procure di Roma e Bari la denuncia intrapresa da due giornalisti, Francesco Palese e Lorenzo Lo Basso, contro i commissari europei Pierre Moscovici e Günther Oettinger per aggiotaggio e manipolazione del mercato in relazione alle loro dichiarazioni negative sulla manovra del governo italiano. «Nelle ultime settimane – si legge nella denuncia di Palese e Lo Basso – alcune dichiarazioni dei commissari europei Moscovici e Oettinger hanno pesantemente turbato i mercati italiani». Si tratta di dichiarazioni rese alla stampa, «non quindi comunicazioni ufficiali come il loro ruolo istituzionale imporrebbe», per giunta effettuate «a mercati aperti». Interventi che, secondo i due giornalisti, che hanno clamorosamente modificato proprio l’andamento dei mercati, «incidendo in modo significativo sulla fiducia e l’affidamento che il pubblico pone della stabilità patrimoniale di banche e gruppi bancari, alterando contestualmente il valore dello spread italiano».

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