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Roma, 4 lug – La cosa bella di stare in Ue è la solidarietà internazionale che si respira di fronte alle emergenze. Alla richiesta italiana di aprire anche altri porti europei ai barconi con gli immigrati, Francia, Germania e Spagna hanno equamente e solidaristicamente risposto “non se ne parla”. Intanto l’Austria è pronta a fare controlli di frontiera e a schierare l’esercito al confine con l’Italia se non rallenterà il flusso di migranti dal Mediterraneo. Tutto questo dopo il pre-vertice di Parigi tra Marco Minniti, il ministro degli Interni italiano, e i suoi colleghi francese e tedesco, rispettivamente Gérard Collomb e Thomas de Maizière, che qualche giornale italiano ha definito un successo per il nostro governo. Non si capisce di che tipo, dato che Macron si è affrettato a rassicurare i francesi che non ci saranno sbarchi nei loro porti. Mica sono scemi, loro. Insomma, la patata bollente resta in mano nostra, dall’Europa tutt’al più ci manderanno dei guanti per non scottarci. Forse.



Anche sulla possibilità di coinvolgere maggiormente Malta non c’è stata alcuna fumata bianca. Insomma, torniamo a casa con un pugno di mosche, forse qualcosa meno. Del resto già l’idea di indire un “pre-vertice” prima di una riunione di cui si è già stabilito in anticipo che non concluderà nulla sembra decisamente kafkiano. Nell’incontro dei 28 a Tallinn, infatti, i big europei ascolteranno l’Italia, ma non forniranno risposte. Lo hanno chiarito prima le autorità estoni. Alla fine il governo baltico ha persino sentito il bisogno di diffondere una nota in cui sottolinea che “prende molto seriamente le preoccupazioni dell’Italia” e assicura che “la situazione sarà al primo punto dell’agenda dell’incontro informale del 6 e 7 luglio. Sebbene nessuna decisione ufficiale possa essere presa in una riunione informale, deve essere trovata rapidamente una soluzione per ridurre il flusso proveniente dalla Libia e alleviare il peso sugli stati membri alla frontiera, in particolare l’Italia”. Ecco, quindi, che fine ha fatto il “sussulto nazionale” del governo, che aveva dato mandato al nostro rappresentante presso l’Unione Europea, l’ambasciatore Maurizio Massari, di dire a Bruxelles che l‘Italia avrebbe negato l’approdo alle navi che effettuano salvataggi di immigrati ma battono bandiera diversa da quella del nostro Paese.

Ma era solo un bluff. Tant’è che, alle prime porte in faccia dalla Ue, è stato proprio il governo a dirci che in realtà stavano scherzando. Il ministro Delrio si è infatti affrettato a precisare che “la nostra fermezza e la protesta di queste ore è per chiedere che l’Inno alla gioia si suoni anche quando sbarcano le navi dei migranti e non solo per celebrare il sogno europeo. Vogliamo risposte. Perché gli sbarchi sono aumentati del 14% e per le condizioni terribili di povertà e instabilità dei Paesi di provenienza, come Siria e Libia”. Come si possa passare dal “fermiamo le navi delle ong” ad “accogliamole con la fanfara” in così poche ore, resta un insondabile mistero della fede. Ma forse è stata un po’ la storia della volpe e l’uva: hanno fatto i gradassi, ma al primo rifiuto hanno detto di essere stati fraintesi e che a loro, di chiudere i porti italiani, non era mai passato per la testa. Per la serie: oggi le comiche.

Adriano Scianca

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