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Roma, 27 nov – È davvero curioso lo spettacolo di un mondo che sta facendo di tutto per regolare, controllare, censurare i contenuti della rete, salvo poi indignarsi se qualcuno mette mano alla velocità con cui essi viaggiano nel web. È il tema della cosiddetta “net neutrality”, ovvero il principio in base al quale ogni sito internet ha pari dignità e nessun provider può decidere se rendere più lento o più rapido l’accesso a una determinata pagina.



I fornitori di accesso a Internet (Internet Service Provider), in sostanza, non possono favorire certi contenuti su altri, rendendo per esempio più veloce il download da un sito di notizie o di video rispetto a quelli di altre organizzazioni. Ebbene, queste regole starebbero per cambiate grazie a Donald Trump. Ajit Pai, presidente della Federal Communications Commission, l’autorità statunitense che si occupa di regolare sulle comunicazioni, ha annunciato un piano per riformare le norme sulla net neutrality volute durante i governi dell’ex presidente Barack Obama.

Quel fior fiore di istituzioni democratiche che sono i giganti della Silicon Valley, ovvero Google, Facebook e compagnia, hanno subito lanciato un disinteressatissimo grido di dolore. La deregulation che avrebbe in mente Trump potrebbe far sì che, a fronte di un maggiore investimento a beneficio dei provider, un portale possa avere maggiore velocità, e quindi migliore fruibilità, laddove altri siti con meno disponibilità economica potrebbero regredire alla lentezza del vecchio modem 56k o giù di lì.

Secondo le indiscrezioni, il piano verrà votato il 14 dicembre dal board della Fcc. I big del settore sono già sul piede di guerra e con loro tutti i nostalgici obamiani, di qua e di là dall’oceano. Eppure nessuno si è posto troppi dilemmi etici nemmeno quando si è cominciato a parlare di “lotta alle fake news”, con tanto di censura nei confronti delle notizie politicamente scorrette. Recentemente, Facebook ha annunciato di voler “monitorare” le elezioni italiane, dopo l’allarme del New York Times sulla possibile “disinformazione” che inquinerebbe il dibattito politico nel nostro Paese. Scoop peraltro interessato, se è vero che la fonte è il consulente di Matteo Renzi sulla cybersecurity, Andrea Stroppa, che ha ispirato l’inchiesta del Nyt e anche una analoga di BuzzFeed uscita in questi giorni.

Analoghe preoccupazioni erano state suscitate dall’elezione di Trump e dai possibili successi del Front national in Francia e di Alternative fur Deutschland in Germania. Insomma, ovunque possa vincere qualche schieramento politicamente scorretto, scatta il controllo orwelliano. Ma questa, curiosamente, si chiama “lotta ale fake news”, non “attentato alla net neutrality”.

Adriano Scianca



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1 commento

  1. …chiamate la cosa come vi pare, ma o di Trump o di altri il risultato no cambia: rischi di ”chiusura” dei siti sgraditi….come potrebbe essere questo.. La neutralità è una regola vitale, se violata porta alla morte della rete..

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