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Sapere quanto si guadagna davvero, ossia a quanto ammonta il proprio stipendio mensile netto, può tornare utile in molte occasioni: perché si intende accedere a bonus e finanziamenti per esempio o per calcolare rate e piani di ammortamento di un mutuo o un prestito per restare in ambito finanziario, senza contare che è il modo più efficace per gestire uscite e spese quotidiane evitando brutte sorprese di ogni sorta. Rivolgersi al proprio commercialista o consulente di fiducia è l’idea migliore, così, quando si vogliano avere indicazioni certe e cifre precise: su quanto guadagna un lavoratore in Italia di fatto incidono, infatti, una serie numerosa di variabili (imposte, contributi previdenziali e assistenziali, tasse regionali e comunali, eccetera) capaci di rendere la cifra che si legge in busta paga anche molto diversa da quanto effettivamente ci si vede accreditare ogni mese sul conto.



Certo anche le tabelle ufficiali che riportano tariffe orarie previste per ogni mansione e nei più diversi campi e una conoscenza di base di come viene tassato il lavoro in Italia possono aiutare, così come lo fanno semplici software disponibili online o alcuni esempi di calcolo stipendio netto in cui facilmente ci si imbatte in Rete. Proviamo, insomma, a riassumere qualche concetto chiave e qualche step fondamentale per capire quanto guadagna davvero un lavoratore dipendente.

Come si calcola lo stipendio netto (e come capire quanto guadagni ogni mese)

A partire dal chiarire, come già si accennava e come non è detto che sia scontato, che la cifra che si legge in busta paga ogni mese rappresenta il lordo mensile. È la risultante della paga prevista dai contratti di lavoro nazionali per la specifica mansione moltiplicata per il monte ore di lavoro effettivamente svolte durante il mese, a cui eventualmente si aggiungono straordinari, rimborsi spese, diarie per missioni fuori sede, eccetera. Dallo stipendio lordo, semplificando molto e per avere un’idea di quanto si guadagna effettivamente ogni mese, vanno sottratti:

  • i contributi previdenziali a carico del lavoratore che si aggiungono a quelli versati a parte dal datore di lavoro: attualmente rappresentano in Italia il 9.1% dell’imponibile lordo, ma ci sono categorie (giornalisti, lavoratori dello spettacolo, dirigenti, lavoratori del settore agricolo, eccetera) per cui valgono parametri diversi;
  • l’aliquota IRPEF, calcolata con un sistema “a scaglioni” e tale per cui maggiore è il reddito e maggiore sarà anche il prelevo fiscale (si va attualmente dal 23% per redditi IRPEF fino a 15mila euro al 43% per redditi superiori a 75mila euro);
  • le addizionali IRPEF comunali e regionali con soglie massime fissate dal governo centrale, rispettivamente a 1.4% e 0.8%, e che le amministrazioni locali sono tenute a rispettare.

L’ultimo passo che separa, a questo punto, dal conoscere il proprio stipendio netto mensile è tenere conto di una serie di detrazioni che, di fatto, “mitigano” l’effetto di tassazione e contributi di cui si è appena detto sulle buste paga. Degli sgravi sono previsti al momento nel nostro Paese per chi svolge un lavoro dipendente, per chi ha figli a carico (ma con molta differenza a seconda che siano o meno minori di 18 anni) e per effetto del taglio al cuneo fiscale (ex “bonus Renzi”).

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