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Il risarcimento malasanità è, probabilmente, uno degli indennizzi maggiormente richiesti in Italia. La medical malpractice è infatti largamente diffusa nel Bel Paese e piaga la nazione da diversi decenni. Nel corso del tempo i vari Esecutivi hanno cercato di porre rimedio a questa situazione piuttosto incresciosa, cercando di tutelare, con norme e leggi appropriate, i cittadini. Purtroppo, anche se gli intenti potevano essere giusti e onorevoli, i risultati non sempre sono stati all’altezza delle aspettative. Ancora oggi la strada da percorrere per riuscire ad ottenere un indennizzo per malasanità, non è né semplice, né veloce. Visto che si tratta di u. terreno piuttosto minato e un argomento alquanto delicato, la cosa migliore da fare è quella di rivolgersi ad esperti e professionisti del settore, come www.malasanita360.it. Uno staff di professionisti al servizio di tutti quei soggetti che si dichiarano vittime della malasanità italiana e dei vari e innumerevoli errori medici.

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Risarcimento malasanità: come funziona l’iter stragiudiziale

La maggior parte delle controversie relative alla malasanità italiana è gestita al difuori delle mura di un tribunale. Questo perché in via stragiudiziale i casi sono risolti in maniera più rapida ed efficace. Le lungaggini della legge italiana e dei tribunali è purtroppo rinomata e solitamente non comporta mai nulla di buono (almeno per la parte lesa).

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Difronte ad un caso di medical malpractice quindi, la parte lesa, rivolgendosi ai propri legali, di solito avvia una pratica che ha inizio con l’invio della Diffida, o lettera di messa in mora alla controparte. Questo documento interrompe i termini di prescrizione e formalizza la richiesta risarcitoria. A questo punto la controparte deve aprire il sinistro e prendere in carico la richiesta ricevuta. Parte così la fase della trattativa bonaria.

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Risarcimento malasanità: come funziona l’iter giudiziale

Purtroppo, non sempre la controparte è decisa a trattare bonariamente la questione. In questo caso allora, i legali della parte lesa, fanno ricorso per ATP. Acronimo di Accertamento Tecnico Preventivo, l’ATP permette al giudice del caso di nominare un Consulente che ha il compito di stabile quale delle due parti ha ragione.

Il consulente tecnico d’ufficio incaricato dal giudice che segue il caso ha il compito di:

  • valutare documentazione e materiale raccolto
  • le condizioni del paziente
  • eventuale nesso di casualità

Alla sua indagine segue una relazione che assume valore di prova documentale.

Successivamente si svolge un giudizio civile. Alla fine si arriva ad un provvedimento di natura decisionale con il quale è riconosciuta la ragione ad una delle due parti in causa.

La legge in materia di errori medici e risarcimento malasanità obbliga comunque a trovare una prima soluzione alle questioni tramite mediazione. Come abbiamo visto, se questa non dovesse andare a buon fine, parte allora la notifica di citazione, l’iscrizione a ruolo ed infine il provvedimento decisionale di natura civile.

La tempistica per richiedere il risarcimento

La prescrizione comporta l’estinzione di un diritto in conseguenza del decorrere di un determinato periodo di tempo. In altre parole quando trascorre troppo tempo e non è più possibile inoltrare richiesta di risarcimento malasanità, allora vuol dire che la possibilità di richiedere un indennizzo è caduta in prescrizione.

Difatti per presentare domanda di risarcimento malasanità occorre rispettare una determinata tempistica prevista dalla legge. I tempi cambiano a seconda dei casi. Infatti è necessario fare una distinzione tra responsabilità di una struttura sanitaria e responsabilità di un medico privato.

Nel caso in cui il danno sia stato provocato da una struttura sanitaria, i tempi per inoltrare richiesta di risarcimento sono di 10 anni. Nel secondo caso invece la tempistica si accorcia a 5 anni. È inoltre necessario fare attenzione in quanto non tutti i danni per malasanità possono essere considerati risarcibili.

Un errore medico che abbia provocato un danno è ritenuto risarcibile se:

  • ha effettivamente provocato un danno
  • il danno è dimostrabile con prove mediche e scientifiche
  • il danno subito è permanente o semi-permanente

Se dovesse venire a mancare anche una sola di questa caratteristiche, la strada per ottenere un risarcimento sarebbe davvero ardua (non impossibile, ma molto difficile davvero).

Invece un errore medico che provoca un danno permanente dimostrabile (o la morte) è sempre risarcibile. In ogni caso, comunque, non basta una denuncia per ottenere giustizia e indennizzo. Occorre infatti argomentare la questione attraverso una documentazione medico-legale precisa e accurata, che non dia adito a screditamenti e confutazioni. Servono le migliori strategie legali anche per riuscire a muoversi con cognizione di causa e ottenere risultai (e non sempre questi possono essere assicurati in un sistema legislativo come quello italiano).

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